Canzone, o interprete?

Nota a margine, che prende spunto dall’ultimo Festival di Sanremo per parlare di altro – o quasi. In generale il concetto di Festival della Canzone Italiana mi sembra azzeccato: siamo italiani, ci sono un sacco di autori, di cantanti e aspiranti tali, il paese canticchia, ecc. Non solo, ma in teoria sarebbe l’opportunità per fare una panoramica sulla canzone italiana anno per anno: ottima idea. Naturalmente poi c’è anche la gara, fin dall’inizio. Una gara tra canzoni però, non tra cantanti: “Nel blu, dipinto di blu (Volare), presentata per la prima volta al Festival di Sanremo 1958 da Domenico Modugno in coppia con Johnny Dorelli, fu vincitrice di quell’edizione e da lì ottenne un successo planetario”. La canzone, e poi gli interpreti. Nel corso degli anni si è molto insistito su questo concetto, variando la formula del Festival per evidenziarlo (perfino invitando cantanti stranieri a interpretare i brani in concorso, talvolta con esiti impensabili). Mi è sempre sembrata una cosa bellissima: i cantanti godono di un successo riflesso, di una vittoria solo parzialmente loro, specie se come accade spesso (ma in passato molto di più) non sono gli autori del brano.

Noto che invece negli ultimi anni l’idea si è un po’ persa. L’ultimo indizio (ma non il solo) è l’inspiegabile serata del giovedì nella quale i cantanti “in gara” si sono misurati col grande repertorio del passato (fin qui niente di male, si paga tributo a chi è venuto prima), e poi l’orchestra li ha votati. Cosa ha votato? Evidentemente l’interprete. Questo spostamento dalla canzone al cantante non mi piace per un motivo semplicissimo: sposta l’attenzione sul vestiario, le pose, l’autotune, i cazzi privati familiari (come il povero Fedez, che adesso nemmeno più la moglie può sostenerlo), l’orientamento sessuale (o la carenza di esso, che mi pare un tratto comune dell’edizione 2021), la capacità di cantare cose distanti dal proprio stile, e altre cose che non hanno niente a che fare con la Canzone Italiana – di cui Sanremo dovrebbe essere una panoramica. Che così non sia mai stato lo sappiamo tutti. Ma che l’oggetto della votazione siano diventati i cantanti e i loro pepli mi pare un passo indietro. Come ha correttamente notato qualcuno, da qualche anno a questa parte il vincitore “occulto” di Sanremo è Dardust, coautore di diversi dei brani presentati. Come mai invece parliamo d’altro?

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