Mi tocca tornare su un argomento di cui ho già parlato a proposito della disavventura di Lapo Elkann: i problemi linguistici degli italiani a proposito del fenomeno transessuale. Avevo accennato a questo servizio di Marco Berry su Le Iene, in cui si confondeva volutamente tra maschile e femminile per fare dell’ironia moralista (mediocre e barzotta, come spesso capita a quel programma). E anche a questo articolo di Marco Imarisio su Corriere.it, dove l’autore dimostra di ignorare l’intera questione (peraltro nota e dibattuta) del cambiamento di sesso. Ma purtroppo siamo circondati: ovunque (ultimo in questo blog), anche nella stampa di sinistra, il linguaggio è da dopolavoro fascista: Lino, il trans pugliese, il travestito “Patrizia”, eccetra.
E allora mi tocca fare un altro post educational. Quando si parla di Transessuali, e specialmente se se ne scrive pubblicamente, bisogna sempre tenere a mente che:
- Un Transessuale è una donna biologica che, attraverso cure e operazioni, si avvia a diventare – o è già diventata – un uomo. Queste persone sono socialmente degli uomini; quindi le regole del rispetto reciproco e della buona educazione impongono di rivolgersi loro utilizzando pronomi e aggettivazione di genere maschile.
- Una Transessuale è un uomo biologico che, attraverso cure e operazioni, si avvia a diventare – o è già diventato – una donna. Queste persone sono socialmente delle donne; quindi le regole del rispetto reciproco e della buona educazione impongono di rivolgersi loro utilizzando pronomi e aggettivazione di genere femminile.
- A differenza dei/delle Transessuali, un/a Travestito/a è una persona che, solo in determinate occasioni, veste i panni del sesso opposto al suo ma abitualmente resta com’era.
Non è difficile, e consente di distinguere tra gli ignoranti (come credo negli esempi che ho fatto) e chi invece usa questo linguaggio con l’intenzione di discriminare le persone transessuali.


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