E’ finalmente disponibile, benché ancora in beta (e quindi ben imboscata qui) la versione per Mac di Google Earth. Che indubbiamente è un’idea eccellente, inevitabile e gonfia di sviluppi futuri. Il concetto è semplice e strabiliante, ricercare sul pianeta, e ovviamente già fioriscono le polemiche: i militari (per ora della Corea del Sud e della Thailandia) chiedono che le zone sensibili vengano oscurate, i servizi segreti sostengono che adesso i terroristi non dovranno nemmeno più fare dei sopralluoghi. Ovviamente il processo di mappatura del pianeta è ancora lontano dalla completezza, e fuori dagli Stati Uniti sono ancora molti gli spazi “bianchi” sulla mappa (cioè quelli realizzati in 2d e non integrati da fotografie ad alta risoluzione). Non solo, ma mentre Roma e Bangkok (mete di viaggio comuni per gli americani) sono già mappate, per Bissau o Jakarta bisognerà attendere ancora un po’. Ecco alcuni possibili usi di GE già realizzabili: verificare che la “casetta a 50 metri dal mare” o l'”albergo a soli 3 minuti a piedi dal centro” effettivamente lo siano; rivedere la scuola della propria infanzia (nella foto la “Giacomo Leopardi” di Roma; in rosso la mia aula della prima elementare); verificare come Milano sia la città italiana con meno verde pubblico, benché sia aumentato negli ultimi anni grazie all’inclusione delle rotatorie e degli spartitraffico nel conteggio generale.

