Franca Rame

Ho voglia di ricordare Franca Rame, mancata ieri, per un buon numero di ottime ragioni: era mia concittadina, si è battuta per questioni sacrosante, ha pagato di persona per queste battaglie, è stata profondamente coerente con le sue scelte e soprattutto le ha fatte prima di me. Avevo tre anni quando lei e suo marito si fecero cacciare dalla Rai; era il 1962 – cioè prima di quasi tutto, e certamente prima della trasformazione sociale e politica degli anni ’60. Da allora, con coerenza, Fo e Rame (ma specialmente lei) hanno interpretato una forma di militanza dove la creatività si fondeva con le convinzioni: un mix che rimane essenziale in tutto il mio lavoro. Non ce ne sono tanti così in circolazione. Naturalmente non ho condiviso tutte le loro posizioni, o le loro battaglie, e sono stato anche assai critico verso alcune loro uscite. Però ho sempre percepito il loro percorso come davvero coerente e vicino al mio – prima del mio. Questo è un debito che personalmente sento molto – quello verso chi ha battuto il sentiero che percorro. Come Fo e Rame, ma specialmente Franca. Oggi in tv ho sentito che si lavora per aprire un archivio documentale sul lavoro della coppia (credo l’abbia detto Bedy Moratti, o altra Moratti del ramo pallonaro. Qualcuno li avvisi: basterebbe l’equivalente del costo di un attaccante per aprire e mantenere a vita questo luogo). Voi sapete bene quando detesti l’idea che documentare il passato si porti via i soldi per progettare il futuro. Questo caso però è un’eccezione, perché documenta un passato che, secondo me, è anche una possibile chiave per progettare il futuro. Grazie Franca.

Qui l’obituary del Guardian.

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