E’ raro che torni a leggere cose che ho scritto in passato, anche perché poi mi metto a correggere, spostare virgole, cambiare aggettivi. Lo faccio se c’è una buona ragione. Guardando le statistiche della zona articoli del sito, ho notato un dato abnorme: al primo posto nella top ten dei più letti c’è un pezzo scritto per Rolling Stone nel 2009, che ha quasi il doppio delle visite del secondo – e dieci volte le visite della media degli articoli.
Non mi sorprende: intitolato Animal Porno Planet, tratta un argomento che in pochi abbiamo avuto lo stomaco di maneggiare, appunto il porno con gli animali. Guardando le parole chiave con le quali questi utenti arrivano a quel pezzo, trovo tutti termini legati a questo genere (ultimo, ieri, l’esilarante porno cu animale). Scritti da persone non in cerca di critica culturale o resoconto giornalistico, ma proprio di bestiality.
Ecco: che si trovino a leggere una pagina che gli racconta (assai brevemente) di quella scena, e gli pone alcune questioni etiche e comportamentali senza giudizio morale mi pare una cosa bella. Non solo, ma questi visitatori – proprio come tutti gli altri (cioè anche voi) – guardano una media di 3,7 pagine per ogni visita. Con un effetto serendipity che mi sembra veramente stratosferico e di cui mi pare di poter andare giustamente un po’ fiero.

