Mercoledì mattina mi è successo l’equivalente informatico di un infarto: m’è morto l’hard disc. Non è la prima volta che mi succede, e l’ultima era stata talmente luttuosa da rendermi un fanatico totale dei backup. Quindi ho perso pochi dati (incluse, ahimé, due anni di statistiche di questo sito), ma moltissimo tempo: ho dovuto verificare che il disco fosse morto irreparabilmente, comperarne uno nuovo e ricominciare da zero a installarci tutto. Una cosa brutta e dolorosa, ma quasi conclusa.
Nel corso di questo dramma ho fatto una scoperta terribile: i vari Apple Center sparsi per la città di Milano in realtà sono dei giocattolai, dei venditori di gadget, dei profumieri – tutto ma non degli informatici, e soprattutto sono completamente disabituati all’idea che si abbia urgenza, che col Mac ci si debba lavorare: uno mi ha detto che solo per verificare se il disco poteva essere salvato ci voleva una settimana. Un altro, che ha perfino il lavoro nel nome, purtroppo ha il tecnico che va via alle 14, ma al telefono non lo dice. Un fesso di proprietario, infilato nella più brutta camicia dell’emisfero nord, ha cercato di vendermi un computer nuovo, per poi confessare che non facevano assistenza. Sarà l’effetto iPod, ma l’unico a darmi retta è stato un bel magazzinone quasi a Gallarate, che in 5 minuti ha verificato la morte del mio hard disc e in altri 5 me ne ha venduto uno nuovo. Morale: dai rivenditori Apple mi salvi Iddio, che dal computer mi salvo io – che se aspetto loro…

