Forse non vi è sfuggito il (piccolo, marginale) caso Battiato, che si è fatto cacciare via dalla giunta regionale siciliana per aver definito il parlamento un “casino” pieno di “troie”. Poi ha chiarito: non si riferiva a questo parlamento ma al precedente (curioso, perché nella registrazione parla al presente), e che non si riferiva alle donne parlamentari ma agli onorevoli dediti al “mercimonio”.
Adesso c’è un problema: chi glielo spiega a Franco che il linguaggio non mente? Che le professioniste del sesso potrebbero giustamente incazzarsi? Che i “casini”, come li chiama lui, qualcuno vorrebbe riaprirli, e tra questi anche alcune femministe? Che definire qualcuno “troia” (in pubblico, al parlamento europeo) svela un immaginario antico e sbagliato, segno evidente di scarsa cultura sociale? E chi spiegherà alla sinistra, Fazio in testa, che Franco non lo devi far parlare ma soltanto suonare (se proprio devi, io poi cambio canale ma sono cazzi miei), che se non t’addormenta di banalità filosofoniche (o ti stermina coi suoi film letali) ti devasta con la sua mentalità delirante e retriva – sempre pomposo oltre ogni limite e giustificazione?

