Come forse già sapete c’è un allarme brogli elettorali riguardante le quattro regioni in cui si sperimenterà il voto elettronico. Ne ha parlato il Diario, ha ripreso l’argomento Beppe Grillo, efficacemente:
Le regioni interessate sono quattro: Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, per un totale di 12.680 sezioni e undici milioni di elettori. Lo scrutinio elettronico prevede che un operatore inserisca i dati su un computer in ogni sezione, i dati vengano copiati su una chiavetta usb, le chiavi siano inserite in un computer che le invia quindi al Ministero dell’Interno. (continua)
Sono sempre stato diffidente a proposito del voto elettronico, per diversi motivi. Eccone due:
- Il disastro del 2000 in Florida, provocato dal voto elettronico e tutt’ora oggetto di grandi polemiche. Anche da noi, in caso di problemi o contestazioni “ci vorrebbero mesi per confrontare il voto cartaceo con quello elettronico. Mesi di instabilità assoluta e con un Presidente della Repubblica in uscita.” (Enrico Deaglio su il Diario)
- L’unica possibile garanzia della trasparenza di un’elezione è distribuire le funzioni in modo ridondante, com’è sempre stato: dieci scrutatori (gente che scruta) per ogni seggio. E anche nelle tecnologie, la ridondanza è una certezza: un singolo operatore (perdipiù di un’azienda privata) che inserisce i dati (col patetico passaggio su chiavetta USB, che a loro sarà sembrata fantascienza), lascia ampio margine per qualsiasi scenario: errori, dimenticanze, distrazioni, chiavette farlocche, formattazioni involontarie, brogli, mazzette: esattamente gli infiniti grigi tanto amati nella seconda repubblica, specie dal centro-destra.

