Ben tre di voi mi hanno scritto oggi di non aver ricevuto a casa il pamphlet futurista del Governo; una grave mancanza, tenendo conto che se siete frequentatori di Fosforo magari usate la rete anche per altro. Ma la tecnologia supplisce a questa discriminazione: L’innovazione digitale per le famiglie è anche online, sul sito del MIT (no, non il Massachussets Institute of Technology, il Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie). Mettetevi comodi: il documento pesa 7.27 mb (ma è anche comodamente diviso in capitoli scaricabili separatamente).
Molte delle informazioni si sapevano (fisco, studenti, ecc) e altre preferivo non saperle, come che per giustificare l’indifendibile operazione Digitale Terrestre la Rai ha dovuto creare Italia Utile, “il primo portale TV nazionale di servizi”. Ma il Digital divide brilla nelle pagine della Sanità: la scelta e revoca del medico di base si può fare online, ma solo nel Lazio e nel comune di Catania; la consultazione in rete dei referti per gli operatori sanitari è una figata, peccato che accada esclusivamente “in alcune province delle regioni Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia”. “Nelle ASL 3 e 6 della regione Friuli Venezia Giulia è possibile trasferire digitalmente le TAC dei pazienti neurologici per un servizio di seconda opinione evitando il trasferimento del paziente.”
Mi sembrano sperimentazioni, chiazze, ma non esattamente il futuro presente. Un po’ come il Programma di accesso alla rete nei luoghi pubblici. Bel nome no? L’ho visto (sempre sul sito del MIT) e sono saltato: “Costituzione una rete di circa 2.500 postazioni per l’accesso pubblico ad Internet in tutte le regioni del Sud d’Italia.” Beh, penso, se hanno fatto questo mi pare ottimo. Se non fosse che sotto dice: “Ad oggi la Puglia ha concertato i luoghi di allocazione per i centri e i punti di accesso in 2 comunità montane.” E questo, pare, è quanto.

