Come forse sapete la Apple si vanta di dotare i propri computer di ogni possibile accessorio, e driver per qualsiasi evenienza. D’altronde ha optato per una strada diversa dagli altri: vende hardware e sistema operativo insieme, e ognuno non può vivere senza l’altro; questo crea qualche problema ma offre anche molti vantaggi. Ho già parlato del curioso controllo censura, incluso nell’ultima versione. Adesso scopro un’altra buffa opzione. Il Mac è predisposto per cambiare lingua: ne ha circa venti impostate, tra cui cinese, giapponese e coreano. Quindi se avessi un ospite danese, potrebbe controllare la propria webmail dal mio computer e vedere i font giusti – insomma i puntini sulle O. Fin qui mi pare ottimo. Ma poi oggi apro una utility di gestione dei font e scopro di averne in centinaia di lingue: dialetti dell’estremo oriente, ogni possibile variante dell’arabo, il Gujarati (che si parla nello stato indiano del Gujarat), il Thai, il Sanscrito e pure il Cherokee: una Babele folle, che probabilmente mi occupa centinaia di mega e la cui unica utilità è il breve ma splendido viaggio esotico-calligrafo che ho appena fatto. Per chiunque si stesse chiedendo come cribbio si scriva il Cherokee (che ha perfino un suo acronimo web, .chr, e un wiki dedicato), eccovi l’alfabeto completo. Consideratelo un viatico per l’anno nuovo: un 2006 decisamente Cherokee a tutti.

