Il problema dell'”indossare” la musica dei Rolling Stones è sempre stato assai semplice: ammesso che tu sapessi suonare accettabilmente questo riff sulla chitarra, cosa che abbiamo provato a fare credo tutti noi chitarristi anziani a un certo punto (davvero il più leggendario, apparentemente semplice ma invece no), poi dovevi trovare un batterista che spingesse come Charlie Watts – molto difficile. Ma perfino ammesso che lo trovassi, e che avessi la fortuna di avere un cugino bravo come Mick Taylor (seconda chitarra) c’era sempre, insormontabile, il problema del cantante. Perché cantare questa canzone è un già un casino in se. Ma renderla credibile, cioè dire “I was born in a crossfire hurricane” e farmici credere è quasi impossibile o comunque assai arduo. Farlo in tutina blu a stelline mentre sculetti poi sembra proprio improbabile. E invece… Qui siamo nel ’72, anno topico per gli Stones, che pubblicheranno uno dei loro album più longevi, Exile on Main Street.
1 thought on “The problem with Mick”
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ma quello che suona il tamburello è ambrogio sparagna? cosa ci faceva in texas? perché non ci è rimasto?