Clienti pazienti

La sanità: essendo fortunati la si incontra da vecchi com’è successo a me. Purtroppo invece molte persone la scoprono da giovani, talvolta fin da neonati. E a seconda di dove si è nati il rapporto con la medicina cambia profondamente. Noi europei abbiamo perlopiù sistemi sanitari pubblici, diversi tra loro ma accomunati da un concetto di base: l’assistenza sanitaria è un diritto garantito a tutta la popolazione a prescindere dall’età e dal reddito. Una filosofia che a molti non europei appare bizzarra, esotica, comunista e in fondo un pochino lo è, perché in teoria immagina l’ingegnere e l’operaio uniti nella fila al CUP, pazienti dello stesso chirurgo e degenti nello stesso ospedale. Non solo: questa concezione dell’assistenza sanitaria prevede che i migliori professionisti (medici e personale sanitario) vengano impiegati dal Servizio Sanitario Nazionale per una missione di altissimo valore, occuparsi della salute della popolazione. In altri paesi con diverse vicende sociali e politiche l’idea è completamente diversa: la tua salute è un tuo problema, non esiste previdenza pubblica (se non quella di base come il pronto soccorso) e sei tu che devi essere previdente – se puoi permettertelo. Quindi i poveri si affidano alla provvidenza, i super ricchi si allestiscono cliniche personali in casa e il resto si cautela con un’assicurazione sanitaria privata. Non ho mai esplorato a fondo quelle italiane ma ho una certa esperienza: sia in Olanda (dove vige un sistema misto pubblico-privato) che negli USA sono dovuto entrare a forza nel magico mondo della sanità privata. Non l’occasionale dermatologo a pagamento ma l’intero congegno dalla frattura al coma, dal neonatologo al geriatra: un’esperienza estenuante, non priva di inquietudini e profondamente istruttiva.

I due termini chiave sono Paziente e Cliente, parole stracolme di significati antichi e modernissimi. In un regime di SSN si è al 100% pazienti, in tutti i sensi, il medico non ha un rapporto economico diretto con noi e ci curerà seguendo due regole base: cercare di guarirci evitando analisi e medicine inutili. Non ha alcun interesse a proporci delle terapie aggiuntive, lui (o sempre più spesso lei, con mia somma gioia) non vende niente. (Non vorrei entrare nei molti problemi del nostro SSN: sto parlando in astratto.) Questo aspetto è particolarmente enfatizzato in Europa dove sono proibite le pubblicità dei farmaci con ricetta. Chiunque sia stato negli USA avrà visto che lì invece si reclamizza di tutto, Prozac, Viagra e compagnia. Questo suggerisce un rapporto totalmente diverso tra medico e paziente. Qui vado dal medico, gli dico che sono depresso e lui, avendo studiato, mi prescrive qualcosa che ritiene possa aiutarmi. Lì invece la pubblicità convince la clientela che ne ha bisogno, quella va dal medico (privato) e pretende quel medicinale. O quel prodotto? Di cosa stiamo parlando esattamente? Sono in cura col Prozac o ne sono clienti come del Mulino Bianco?

Stipulare un’assicurazione sanitaria privata completa è un’esperienza davvero illuminante. Si sceglie tra alcuni pacchetti con nomi turistici tipo Starter pack, Tutto incluso, VIP experience. Al pacchetto base ovviamente si possono aggiungere extra a piacimento scegliendo tra infinite possibilità e combinazioni, manco fosse un villaggio vacanze: tra terapie vere e presunte (certo, l’aroma è una cosa seria), fisioterapie di ogni genere, specialisti iper-specializzati e medicine esotiche ci manca solo la Lambada (però c’è l’acquagym), l’elenco è infinito e ogni opzione ha un costo. Quindi è insieme un elenco di terapie e di prodotti. Con un effetto collaterale inquietante: costretto a scegliere, mi sono ritrovato a immaginare quali potenziali disturbi avrei potuto sviluppare nei successivi 12 mesi. Non sono ipocondriaco ma ne conosco molti, tutta gente che non sarebbe uscita indenne da questa esperienza. Quindi se poi nel corso dell’anno ti viene un Grave Meteorismo Tonante non previsto dalla polizza sono affari tuoi; l’ingegnere compra il pacchetto completo, l’operaio l’opzione base e il disoccupato si raccomanda a Gesù, non a caso popolarissimo nei paesi senza SSN. Aggiungerei che un’amica americana ha avuto un infarto e le hanno raddoppiato il premio assicurativo, un bonus malus diabolico: se tampono qualcuno in auto forse è colpa mia, ma un malanno?

C’è infine un altro aspetto curioso ben esemplificato dal caso del dentista, del quale siamo quasi sempre sia clienti che pazienti. Se invece che ogni anno mi suggerisce di fare l’ablazione del tartaro ogni sei mesi (60 € a botta) come la devo prendere? Sta curando me o il suo reddito? Il dentifricio consigliato dall’Associazione Dentisti Molisani mi farà bene o, come immagino io, aumenterà il tartaro costringendomi a ablazioni settimanali? Nel dubbio saluto gli incolpevoli dentisti di Isernia e mi tengo ben stretto il SSN, che con tutte le sue magagne mi pare il migliore dei mondi al momento possibili.

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