Una delle tecniche di persuasione diventate popolari negli ultimi anni consiste nel creare allarme tra la popolazione per ottenere consensi. Non è una strategia nuova ma di recente ha raggiunto vette stratosferiche, dall’invasione di immigrati (con la creazione del nuovo esilarante insulto “immigrazionista”) alla sicurezza nelle città fino alla denatalità, che negli anni ’70 sarebbe stata definita progresso, essendo la sovrappopolazione l’allarme diffuso all’epoca. Il vero fuoriclasse del genere è ovviamente Donald Trump: proclamare che gli immigrati si mangiano gli amati animali domestici è quasi imbattibile. Uno degli allarmi preferiti dagli allarmisti, anche questo non nuovo, ci riguarda direttamente: i testi delle canzoni che traviano i giovani, proponendo modelli di comportamento sbagliati e pericolosi. Un allarme propagato con veemenza anche dai media che dibattono, analizzano, denunciano e combattono: difendiamo i nostri poveri figli da Tony Effe. Essendo un antico e attento ascoltatore di canzoni (come molti di voi) ho qualche considerazione sul tema.
Innanzitutto una domanda: qualcuno di voi ha mai preso alla lettera i testi delle canzoni che ascoltava? Ci penso da un po’ e francamente non mi pare. Ho sempre interpretato quei testi come invenzioni poetiche, immagini utili a suggerire uno stato d’animo piuttosto che un libretto delle istruzioni per vivere. Aggiungerei che questo vale anche per altre due forme d’arte che ho molto frequentato, cinema e letteratura. Ho letto Conrad ma non sono partito per il Congo, ho visto The Fast & the Furious ma ho continuato a guidare come al solito. Ho anche sentito proprio negli anni dello sviluppo (quando si andava definendo la mia identità di persona e di maschio) la frase: “Dove sei stata, cos’hai fatto mai? Una donna, donna dimmi: cosa vuol dir sono una donna ormai? Io non conosco quel sorriso sicuro che hai, non so chi sei, non so più chi sei, mi fai paura oramai purtroppo” (Mogol, La Canzone del Sole, 1971). Ma non mi è mai venuto in mente di ripeterla, nemmeno con parole mie. Ho capito che si trattava di una metafora, sicuramente goffa e sbagliata, per descrivere un sentimento (scadente e pernicioso, se lo chiedete a me). Similmente, quando ho sentito Anarchy in UK o il Gangsta Rap non li ho interpretati alla lettera. Giustamente: nessuno oggetto artistico che valga qualcosa va interpretato letteralmente. Solo un ignorante immaginerebbe il Don Chisciotte o Natural Born Killers come manuali d’uso del mondo. La Cappella Sistina non ha niente a che fare con la realtà proprio come Kill ’em all, La Dolce Vita, I Promessi Sposi, le sculture egizie, Short People o Pulp Fiction. E se non credo che gli antichi egizi vivessero sempre di profilo come nei bassorilievi, così interpreto Il Pasto Nudo (o Le 120 giornate di Sodoma) come una visione, la rappresentazione di un concetto, un’idea, un mondo fantastico, e non un catalogo di ignominie da emulare con metodo.
Curiosamente però tra le varie forme ci sono standard diversi. Quando nel ’74 uscì Il Giustiziere della Notte ci furono delle polemiche, magari pure giustificate. Nel film l’attore Charles Bronson è un architetto che a seguito dell’uccisione della moglie e lo stupro della figlia diventa vigilante, ammazza i malviventi e diventa un eroe popolare, tant’è che alla fine non l’arrestano ma lo lasciano libero – anche per poi fare i ben cinque sequel, numerati in sequenza. Si tratta di un film a altissimo rischio di emulazione, specie in un paese come gli USA dove le armi sono facilmente reperibili. Eppure alla fine è valsa la regola di cui parlavo sopra: racconta uno stato d’animo (probabilmente diffuso), non spiega come farsi giustizia da soli. Come mai questa regola non vale anche per la musica? Chi l’ha detto che un’opera d’arte è necessariamente autobiografica e aderente alla realtà? Se questo vale per Tarantino, perché non per gli NWA o Tony Effe? (Sì, fa impressione anche a me metterlo nella stessa frase.)
Dice: ma se poi qualche giovane prende alla lettera le canzoni di Tony? “Voglio una glock per fare fuori i miei mostri di notte, Stupidi cops fanno domande, ma non ho risposte (…) Lavandini d’oro giallo a casa come I narcos, a quindici anni avevo già la piazza di spaccio”. Certo, come nel caso della Bibbia (libro chiaramente simbolico, non letterale) ci sarà qualche fesso a cui sembreranno istruzioni da prendere letteralmente. Ma, come nel caso della Bibbia, saranno una sparuta minoranza di rozzi ignoranti, forse figli di gente che ha scarsa dimestichezza coi libri, il teatro e l’arte in generale. L’ennesima dimostrazione che la cultura serve, tra l’altro, a capire la cultura (bella e brutta) e collocarla al posto giusto. Certo, se l’ultimo libro che hai letto (male) è il sussidiario delle medie, poi è facile che non distingui, non capisci e, per ottenere consensi, fai spaventare altra gente ignorante come te – che però purtroppo nel 2025 è quasi la maggioranza.