Chiusi dentro

Una delle notizie tristi intorno a Brexit è l’uscita del Regno Unito dal progetto Erasmus. Ma non mi pare tanto brutto per l’Europa quanto per loro. Dalla seconda guerra mondiale in poi l’inglese è diventato la lingua che si parla in tutto il mondo (prima era il francese), quindi ovviamente andare a fare l’Erasmus dove si parla quella lingua serviva a molti studenti europei per impadronirsene meglio. Oggi si può fare pratica di inglese con Netflix, e l’Erasmus serve meno. A noi, perché i madrelingua inglesi ne hanno un bisogno spasmodico. Le statistiche parlano chiaro: nei paesi dove si parla inglese, pochissime persone conoscono un’altra lingua. Quindi mentre per noi europei l’Erasmus era una buona occasione per passare un anno in Inghilterra, per gli studenti del Regno (che è grande e grosso, ben oltre Londra) era l’unica opportunità che avrebbero mai avuto nella vita per conoscere una lingua (e cultura) diversa dalla loro. Se invece, come sembra, UK & USA si avvicineranno ulteriormente, forse gli studenti di Bristol andranno a fare l’Erasmus nel Wyoming – imparando tutti i segreti del tiro col lazo. Insomma, per i nostri universitari è certamente una perdita, ma per quelli inglesi è un disastro (a tal punto che il governo Irlandese pagherà l’Erasmus agli studenti nordirlandesi).

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