Negli ultimi anni mi è venuta una grande passione per la pittura. Quella antica. Su quella contemporanea invece ho spesso delle perplessità; cioè magari mi piace e mi significa, ma non mi leva il respiro come invece fanno certi quadri di Bruegel o di Holbein. Con alcune eccezioni, di cui una ho anche il piacere di conoscere, di essere amico e di sfottere amichevolmente: non capisco come mai quest’uomo non sia ricco. E’ Gionata Gesi (o Jonathan Jazzy, come lo chiamo io) in arte Ozmo, di cui ho iniziato ad ammirare la perizia e il punto di vista eccentrico forse già 7/8 anni fa. C’erano alcuni suoi pezzi fantastici sul muro di Garigliano, e nel baretto ci fu una sua mostra con dei quadri davvero incantevoli. Nel frattempo ha fatto un bel pezzo di strada, realizzando quasi sempre cose notevoli (da solo o in combination con Abbominevole/Olli, altro matitaro di talento attivo a Milano) tra cui altri dipinti a olio veramente mozzafiato. Che però non si trovano: non ci sono sul suo sito, ne’ spuntano con Google. Adesso fa questi quadri in bianco e nero (e rosso), sempre bellissimi, alcuni proprio eccezionali, ma per il mio gusto meno furibondi degli altri. Ultimamente s’è anche dato all’arte concettuale, sempre con ottimi risultati: il suo ultimo lavoro, una mappa interattiva della Milano hardcore, è semplice e brillante. Tutto bello, quindi. Se non fosse per quei dipinti digitali a olio (la cui complessa realizzazione richiede varie settimane di lavoro) che non fa più, e che invece io vorrei comprare per poi farmici la foto come van Beuningen, vicino al suo pezzo più bello.

