Della nuova, a suo modo fantasmagorica, Italia “a sua insaputa”, inaugurata da Scajola e la sua casa al Colosseo, i miei preferiti negli ultimi tempi sono stati Renata Polverini, che dice che non s’era accorta della mangiatoia che presiedeva, e il sublime Domenico Zambetti, assessore alla casa della giunta regionale lombarda, arrestato ieri. Stamattina il meglio che ha saputo fare (prima di avvalersi della facoltà di non rispondere) è stato di dichiarare: “Non sapevo di avere rapporti con la Ndrangheta” e, quasi nella stessa frase “Non ho denunciato le minacce perché avevo paura”. Pare che Zambetti abbia comperato 4.000 voti dalla criminalità organizzata (chi altro è che vende voti?) per 200.000 euro – questi non a sua insaputa, avendoglieli versati (pare).
Ma c’è un’ottima notizia: in Lombardia un voto vale 50 euro (mentre altrove si arriva fino a 80). Mica male in tempi di crisi, considerando anche che molto probabilmente l’anno prossimo verranno accorpate diverse elezioni. Se si considera che in Italia non vota circa un terzo degli aventi diritto (cioè intorno ai 7 milioni di persone), solo questi potrebbero ricavare intorno ai 350 milioni a elezione. Tanto ormai s’è capito: dall’IDV ai post-fascisti, una volta eletti questi sono tutti uguali e intercambiabili. Fossi un pensionato al minimo me lo venderei: finalmente darebbe un senso alle elezioni. E secondo me, se uno rilascia la ricevuta fiscale, vendere il proprio voto non ha nulla di illecito o di moralmente riprovevole: per decenni in Italia si votava chi poi ti dava un posto di lavoro, ti facilitava la pratica, ti sistemava la figlia – e a occhio è ancora così.


pota, ma 50 euri sono pochi fes!
:-)
ps comincia a beccarti un assaggio di dialetto bresciano…