Se frequentate le mie idee sapete che guardo sempre con diffidenza le parole giovani e ragazzi, specie se utilizzate per apostrofare dei maggiorenni. Mi sembrano diminutivi, espedienti lessicali per ridurre, circoscrivere – e giudicare. Chi mi scrive o mi chiede consigli (in molti) sui concorsi per giovani gruppi o giovani artisti, riceve sempre la stessa risposta: occhio, che spesso giovani significa pacco, premi inesistenti o talvolta punitivi (come quando si vince “un contratto discografico con una grande major”).
Ecco un articolo del corriere online di qualche giorno fa:
Macao, nuova occupazione in via Brera. Abbandonato il presidio in via Galvani
Circa 3-400 ragazzi sono entrati a palazzo Citterio abbandonato da anni in pieno centro città
LA NUOVA OCCUPAZIONE – I giovani sono entrati in uno stabile abbandonato in via Brera 12, nel pieno centro. Palazzo Citterio è di proprietà del ministero del Beni culturali, è abbandonato da anni, ha due piani e un grande giardino. Prima di «traslocare» i ragazzi di Macao hanno espresso il loro dolore e la loro condanna per l’attentato di Brindisi che per loro va letto come una dimostrazione che «la cultura è il migliore presidio contro ogni tipo di violenza».
Ecco un buon esempio (ai limiti del falso ideologico) di quello che sostengo. Non mi credete? Leggete questo remix:
Circa 3-400 milanesi sono entrati a palazzo Citterio abbandonato da anni in pieno centro città. I cittadini sono entrati in uno stabile abbandonato in via Brera 12, nel pieno centro. Prima di «traslocare» i lavoratori, artisti e militanti di Macao hanno espresso il loro dolore e la loro condanna per l’attentato di Brindisi che per loro va letto come una dimostrazione che «la cultura è il migliore presidio contro ogni tipo di violenza».
Comunque la pensiate su Macao, una bella differenza, no?


Qui ci vuole uno sguardo imparziale (ma impietoso)
http://bellemacae.tumblr.com/
Un po’ mi aspettavo che emergesse questo link qui sopra (che wordpress ha filtrato come spam, ma che invece mi pare pertinente). Comunque la pensiate, e come la penso io ve l’immaginate, questo è il 2012.
Si vede che quelli di Macao “sanno fare molto bene i giovani”… :D
Molto bella la tua “traduzione-remix”. Avendo appena compiuto quarant’anni, sono in una fase di mezzo tutta italiana in cui qualcuno ti considera ragazzo e ti dà del tu, qualcun altro ti esclude dal novero dei “giovani” e ti dà del lei, ma soprattutto è una fase in cui non si sa più come auto-definirsi, visto che l’età adulta sembra non esistere più: o si è giovani (e quindi precari, “non ancora sposati”, “non ancora genitori” e via di luoghi comuni marci), o si è direttamente anziani. Ipotizzo che a cinquant’anni non cambi poi molto (e sia chiaro che non mi riferisco al rapporto con la propria età anagrafica, fisiologica e psicologica, un discorso totalmente diverso).
Proprio un paio di giorni un vicino di casa mi ha detto di aver letto sul corriere la frase “una ragazza di quarant’anni” e di esserne rimasto molto colpito, cogliendovi un imbarbarimento linguistico inaccettabile. Mi sono sentito molto d’accordo con lui, eppure capisco perchè questa abitudine sia invalsa: perchè i giornalisti, cogliendo (sicuramente per pressappochismo, non certo per merito) qualcosa di intrinseco alla società italian, non parlano più di “donne”, di “uomini”, ancor meno di “cittadini” (tranne che non si parli di elezioni). Di queste parole mi sembra abbiano smarrito il significato, come la classe politica a cui fanno scioccamente da coro.
@Michelangelo: è uno dei miei crucci quotidiani, e ci ho anche scritto un articolo molti anni fa, per via del quale qualcuno iniziò a darmi del lei. La mia esperienza di ultracinquantenne con barba bianca è buffa: i giovani, specie gli studenti, non riescono a darmi del tu. La società civile invece si regola a sensibilità, e di solito sbaglia: “Orecchini, tatuaggi, pelato… sarà un tipo informale”. Lo sono, ma non con tutti (e tendenzialmente non amo la familiarità senza ragione). Mi piace molto dare del lei a chi conosco poco: significa che magari un giorno ci daremo del tu. Se ci diamo subito del tu, cosa potremo darci in futuro?
http://www.radiogladio.it/wm/2004/10/lei-chi-lei-tu/