Ho incontrato per la prima volta la parola Muzak ai tempi dell’indimenticato mensile musicale italiano, pubblicato tra il ’73 e il ’76. In realtà però questa parola, che è una storpiatura americofona della parola Music, è assai più antica. Negli USA abitualmente ci si chiama la musica di sottofondo, quella roba che riempie il silenzio nei supermercati, e che per me è simboleggiata da La Ragazza di Ipanema suonata coi vibrafoni, posto perfetto l’ascensore di un bell’hotel. Poi stasera, in un attacco di cultura, vado sul Wiki e scopro che dal 1934 esiste una Muzak Holdings LLC, la cui missione è proprio di distribuire musica ai negozi, precisamente via cavo – quello elettrico. E’ il brevetto di un tizio alquanto avventuroso e creativo, George O. Squier, molto simile alla nostra Filodiffusione, che però viaggiava sul doppino telefonico (e per la quale ho brevemente fatto scalette all’inizio della mia vita lavorativa). La storia è davvero interessante: questa musichetta non identificabile, sempre uguale benché diversa, fu pompata con ardore negli uffici (“Squier aveva notato un aumento della produttività con la musica di sottofondo”) e nei negozi. “Eisenhower è stato il primo presidente a far diffondere Muzak nella Casa Bianca” (segno che poi ce ne sono stati altri) e perfino la NASA ci ha riempito l’opprimente (per alcuni, a me sembrerebbe paradisiaco) silenzio cosmico. Trovate una breve ma intensa Storia della Muzak su Wikipedia, in inglese.

