Come certamente sapete, dopo alcuni anni di pausa (per farci dimenticare l’orrore infinito del loro sistema di potere, forse il peggiore nella storia repubblicana) stanno tornando massicci i socialisti. E in perfetto stile con se stessi, non avendo alcuna chance di vincere (la gente avrà pure la memoria corta, ma non così corta), si sono spalmati su ambedue gli schieramenti, un Craxi per parte, che almeno qualcuno qualcosina ramazza. Sono ben quattro le formazioni “socialiste” presenti alle prossime elezioni, due nel centro-sinistra e due nel centro-destra.
Spicca per il ritorno alle origini la Rosa nel pugno, inedita combination di radicali e socialisti, accomunati da alcune parole d’ordine antiche, attraenti e libertarie. Purtroppo hanno avuto l’idea di candidare Ugo Intini, l’ex portavoce di Craxi, la voce del padrone, insomma lo Schifani degli anni ’80 – impresentabile. Peccato, si presentavano tutto sommato benino. Ma non si può votare per Intini, nemmeno nel 2006.
La fantasia non è mai stata una dote di famiglia. E infatti Bobo Craxi ha chiamato il suo flavor del socialismo I Socialisti. Siccome nemmeno la simpatia immediata, l’eloquio fluente e la bellezza interiore e esteriore sono doti che ha ereditato (ne’ lui ne’ sua sorella), potrebbe non farcela. Se non fosse che, essendo candidato tra i DS – e essendo invece la furbizia politica una dote familiare – è probabile che riascolteremo le meravigliose pause, arroganti e narcisiste, tipiche dell’eloquio dei maschi di famiglia.
A destra c’è l’altra metà dei Craxi, Stefania e la sua Giovane Italia. Dopo essere stato uno dei personaggi controversi del sistema politico e economico del PSI anni ’80, Stefania ha preso molto a cuore la causa del padre; comprensibile. Com’è comprensibile la disponibilità di Berlusconi, che anche grazie al padre ha costruito il suo impero. Probabile elezione e, in caso di vittoria della CdL, orrore senza fine: targhe, busti, statue e piazze dedicate a San Bettino, padre e benefattore.
Ma i miei preferiti sono i demo-socio-cristiani di De Michelis, un impossibile mostro a due teste, DC e PSI, risorto dagli orrori del passato: democristiani di lungo corso, ex rampanti, portaborse di portaborse, insomma gli eredi (fieri e indomiti) della cultura politica che ha generato la morte civile degli anni ’70/80, che tornano a rivendicare il proprio passato – e il nostro futuro. Questi da soli sono già un motivo più che sufficiente per sperare che il centro-destra perda le elezioni. Pagherò l’ICI, ma non dovrò vedere De Michelis, Stefania Craxi o Cirino Pomicino (ri)governare il mio paese.
I siti non li linko: sono orrendi, inguardabili, non funzionano con Firefox (al sito della DC non vanno i link, mica poco) e gli sono evidentemente costati una fortuna.

