La storia delle vignette danesi (i quali, passati quasi inosservati nel teatro della storia universale, si stanno trasformando nella causa della prossima guerra mondiale) è un guaio, comunque la si guardi. E mette le persone di buon senso in una condizione fastidiosissima. Non vorrei mai schierarmi con chi, come i radicali islamici e cattolici (mano nella mano, come era ovvio che accadesse), vorrebbe porre dei limiti alla satira: penso che sarebbe orrendo, un segnale intollerabile di bigottismo. Detesto però anche chi (come quei giornali danesi, la Lega Nord e la destra in genere) le ripubblica e rivendica la libertà di satira su tutto – anche sul Dio altrui.
E’ un problema assai serio. Sono personalmente convinto del fatto che la satira sia un’arte molto raffinata, e che la si possa esercitare con efficacia solo su cose che si conoscono intensamente bene; direi quasi che ci appartengono culturalmente. Altrimenti si fa dell’umorismo, che è tutta un’altra cosa. Quindi penso di poter fare (e difendere, anche quasi teologicamente) della satira sulla mia cultura di origine, inclusa la Religione Cattolica, con una cognizione di causa (essendone stato vittima) che faccio fatica ad attribuire a un vignettista danese nei confronti dell’Islam. Non credo che dovrebbe esserci una legge che impedisca le vignette sulla religione. Però non credo che si dovrebbero farne sulle religioni di altre culture. Io non lo farei: mi sembrerebbe irrispettoso (noi occidentali abbiamo un curriculum ripugnante in fatto di mancanza di rispetto verso le altre culture, e molto da farci perdonare), di pessimo gusto e, come leggiamo sui giornali, tonto in un modo quasi omicida.

