Ecco una curiosa questione musicale, irritante e illuminante allo stesso tempo. Sting è certamente un musicista che, di tanto in tanto, produce della musica piacevole, e talvolta assai ben fatta. Naturalmente si tratta sempre di Pop (di quel sottogenere fastidiosissimo detto “Pop sofisticato”), ma a volte pure il Pop sa essere sublime (perfino senza accorgersene). Mi pare il caso di Brand New Day, canzone poppissima ma assolutamente perfetta. Il testo è scritto col manuale delle istruzioni del Pop: prendi un sentimento universale (l’amore, la fame nel mondo, ecc.), dipingigli intorno uno scenario negativo (in questo caso gli amori finiti e quella sensazione di amaro che lasciano – roba che conosciamo tutti bene) e poi voltala in speranza, spingi sull’ottimismo, l’ammore trionferà. Qui però c’è un grazioso trucco strutturale, che funziona benissimo: invece del solito modulo strofa – ritornello, è come se la canzone avesse una lunga strofa iniziale (nel quale si evoca la tristezza) e un infinito ritornello finale, tutto in crescendo, nel quale si apre all’ottimismo – appunto il brand new day del titolo. Anche musicalmente c’è del gran estro: la canzone è interamente costruita su un giro di tre accordi ripetuti all’infinito. Strofa e ritornello si differenziano per la melodia, l’arrangiamento vocale, e il crescendo di interplay tra voce solista e coro – davvero ben costruito. Rifinisce il tutto l’armonica di Stevie Wonder, che dentro questa canzone pare incredibilmente a proprio agio pur non cantando mai (non nella versione in studio, ne’ in questa eccellente dal vivo). Lo stile musicale della canzone è pure assai furbo, pescando dal Soul e dal Gospel, cioè quella geniale fusione di questi due generi operata tra gli anni ’60 e i ’70 da una certa generazione di artisti neri, come Ray Charles e appunto Stevie Wonder.
Da qui nasce la bizzarria di questa canzone. Perché tutti questi elementi di cui parlo li ha inventati proprio Stevie Wonder. Infatti Brand New Day pare proprio una canzone sua, al 100%. Tant’è che Sting gli ha chiesto di suonarci l’armonica. Quindi sembrerebbe proprio un tributo musicale. Se non fosse per un piccolo ma tremendo dettaglio, che racconta moltissimo di mr Sting (come lo chiamava Zappa). Chiunque conosca la musica di Wonder (che io ho amato molto) sa benissimo che se Brand New Day la cantasse lui, il teatro prenderebbe fuoco, la gente vedrebbe gli angeli volare, e Sting e il suo canticchiare garbato e chierichetto andrebbero a farsi benedire all’istante. A Brand New Day, Stevie Wonder gli farebbe un culo così, anche per un solo giro: se aprisse bocca cambierebbe tutto. E mr Sting lo sa benissimo. Talmente bene che lo tiene lì, un passo indietro, a suonare l’armonica (per chi non fosse addentro, Wonder è un gigante assoluto, e una leggenda vivente; di Sting possiamo certamente dire che cura il proprio corpo con grandissima efficienza e profitto), mentre lui e la sua band tentano disperatamente di rifare il suo suono, le sue progressioni, di creare quel pandemonio nel quale Wonder è maestro insuperabile – avendolo inventato lui. Ovviamente falliscono, e per quanto si sbattano come bestie (perfino con un certo profitto), rimane l’amarezza di vedere l’uomo che ha scritto e cantato As, utilizzato come sideman di lusso su un brano che lui invece potrebbe mandare dritto in paradiso (e noi con lui).


Grande, grandissima analisi. E’ proprio vero quello che dici. Per quanto riguarda Sting, considererei il suo contributo alla storia della musica del tutto trascurabile, se non fosse per l’inizio di Bring on the night fino al primo ritornello.