
Ho avuto il privilegio di conoscere Bruce Reynolds una quindicina di anni fa, a Milano. Era venuto a presentare il suo libro Autobiography of a thief, nel quale racconta la sua storia. Reynolds è uno dei miei grandi eroi rock’n’roll, pur non avendo mai scritto una canzone. Invece è stato l’ideatore, e il principale realizzatore, della Great train robbery, la famosa rapina a un treno portavalori britannico del 1963. La storia di Reynolds è quella di un criminale d’altri tempi, una sorta di dandy ladro molto sixties, dove stile, illegalità, idee sulla vita e etica si mescolano in maniera molto bizzarra e forse oggi irripetibile.
Il nostro incontro fu assai piacevole: andai a ascoltarlo, poi a fargli i complimenti e finimmo per passare due giorni insieme in giro per Milano (complici anche certe sigarette delle quali eravamo ambedue piuttosto ghiotti). Giorni per me assai intensi, nei quali ho capito un mucchio di cose sullo spirito degli anni ’60, sugli stili di vita radicali (Reynolds è stato latitante in Sud-america per anni, e poi se n’è fatti una quindicina in galera) e sulla compatibilità tra lo status di gentleman e quello di ladro.
Reynolds ci ha lasciati qualche giorno fa. Ci resta la sua autobiografia, che vi consiglio senza indugio. Mi resta il ricordo di un signore molto intelligente e articolato, con qualcosa di Burroughs nei modi, un sorriso disarmante e la faccia di uno che, nel bene e nel male, ha fatto della sua vita quello che ha voluto. Nella mia di vita non ne ho incontrati tanti così.
PS: Dal Guardian.

