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Intelligent a chi?

Posted on June 13, 2006June 13, 2006 by SM

Tra le cose per me difficili è di definire il mio genere negli spazi musicali online, tipo Myspace. Ho passato varie fasi e ultimamente le 3 categorie (che bisogna mettere per legge) che ho scelto sono Hip Hop/ Experimental/ Comedy. Ma la battaglia continua.

Leggendo tra le varie definizioni ne ho trovata una nuova, che mi pare notevole: IDM, Intelligent Dance Music. Questa definizione mi pare poco intelligent per almeno due ragioni. Esiste qualcuno che invece si etichetterebbe Unintelligent, o direttamente Stupid? Perché se siamo tutti intelligent poi non c’è più gust…

Ma la seconda ragione è ancora più notevole: l’idea di IDM presuppone che la Dance sia particolarmente scema, altrimenti avremmo anche la IRM (Rock), la IPM (Punk), la IEM (Elettronica) e ovviamente l’ILM (Liscio). Questo non è affatto vero: che Lil’Louis era tonto? E Candido Camero, l’immortale autore di Jingo, era uno sprovveduto? Per piacere: porta rispetto a quelli venuti prima di te, che hai Reason da 3 mesi e ti senti già Dj Intelligent, e levati quell’etichetta così grossolana. Prima produci della DMAR (Dance Music Almeno Rilevante), poi vediamo se è anche intellettualmente dotata.

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3 thoughts on “Intelligent a chi?”

  1. andrea sae says:
    June 13, 2006 at 1:03 pm

    La musica elettronica Intelligente esiste già come “genere” e se ne parla nel libro di Reynolds Simon “Generazione ballo/sballo. L’avvento della dance music e il delinearsi della club culture” come di una etichetta data a certa muisca elettronica creata apposta per differenziarsi da quella creata solo per ballare e quindi “di minor qualità”. Se non ricordo male, l’elettronica intelligente infatti è definita isolazionista perchè non si balla ma si ascolta.

    C’è sempre la necessità di qualcuno di sentirsi superiore, anche nella musica coma quando si fa la distinzione tra “musica alta” e “musica bassa” o creando barriere di altro tipo. Mi viene in mente una canzone di Vasco che dice “…facciamo due comunità diverse…”, indicando la volontà di alcuni di escludere altre persone considerate diverse o inferiori o non rispettanti i canoni del comportamento ortodosso…

    Personalmente anch’io faccio distinzione nella musica: musica che mi piace, musica che non mi piace (al di là del genere)

    Dice SM: Non sapevo di questa etichetta, che anche nel caso dell’elettronica mi pare un po’ goffa, sempre per le stesse ragioni. E in piu’, se l’elettronica intelligente è isolazionista, che dire di Chopin? Anch’io faccio distinzioni nella musica: sincera/insincera, onesta/disonesta, riuscita/non riuscita… E sempre viva Lee “Scratch” Perry, che alla domanda “What kind of music do you like” rispose “I like do re mi fa sol la si music”.

  2. andrea sae says:
    June 14, 2006 at 12:46 pm

    Mi sono riletto i capitoli del libro che parlavano dell’elettronica intelligente e ho riscoperto che esistono diversi sottogeneri, int. techno, int. ambient, int drum’n’bass…
    Sono interessanti gli slogan per distinguere il filone intelligent da quello classico: per la techno lo slogan era “No breakbeat, no lycra” per indicare le serate con musica da ascolto e che pertanto non prevedeva nè tracce hardcore, nè tantomeno le ragazze vestite di lycra appassionate di techno-hardcore.
    Invece per l’intelligent ambien, lo slogan sottolineava la superiorità rispetto alla versione classica:”I think therefore I Ambien” scomodando persino Cartesio con un “cogito ergo…ambient”.

  3. LeE says:
    August 22, 2006 at 9:21 pm

    Secondo me è un’etichetta doverosa…La dance che si sente nelle discoteche non è di certo musica intelligente…Semmai furba perchè nella sua stupida semplicità riesce a far ballare migliaiaia di adolescenti lobotimizzati dal grande fratello e dai loro cellulari ipertecnologici!

Comments are closed.

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