L’altra sera ho visto uno show proprio ben riuscito. Si chiama Gli Originali, ed è una curiosa (ma intelligente, e forse inevitabile) operazione di crossover generazionale basato sulla combinazione di Franco Micalizzi & Big Bubbling Band (20 elementi), autore delle grandi colonne sonore del trash italico (Trinità, Italia a mano armata, ecc), original funkman molto campionato dagli hip hopper, e appunto la scena rap italiana. Non però l’ultimissima, peraltro rappresentata, ma quella che negli anni ’90 ha contribuito a instillare nella lingua italiana nuove metriche per il pop moderno: Sangue Misto innanzitutto (l’ideatore de gli Originali è Deemo Peressoni, che da quella sera è tornato Speaker a vita, e il coordinatore musicale è Deda, pure nei SXM e funkettiere in proprio con Katzuma.org) ma anche Kaos (in gran spolvero e perfino sorridente), Next One (star assoluta della Break dance e Papa della scena italiana) e Colle der Fomento. Tra i molti MC presenti ha rubato la scena a tutti l’immenso Moddi, MC fantasmagorico, la nuova frontiera del rap nostrano. Anche Tayone ha fatto la sua solita figurona, facendo il filo all’orchestra col giradischi.
Micalizzi ha avuto molto dalla vita, ma non tutto. Ha scritto molta bella musica, l’ha registrata con musicisti di prim’ordine, è socio Siae e perfino membro del consiglio d’amministrazione. Però, a differenza di altri suoi colleghi, non ha mai ricevuto un riconoscimento ufficiale dall’establishment culturale; è sempre un po’ rimasto l’autore di musica per B movies, come La Banda del Gobbo. Non solo, ma la sua musica è spesso proprio funky, una categoria fondamentale per alcuni (come il sottoscritto) ma non così rilevante per il mondo in generale, e meno che mai per il cinema italiano (che infatti inneggia al prevedibile Piovani, che a sentirlo suonare pare il nonno di Micalizzi). Quindi questo riconoscimento (sincero e entusiastico, la platea era rovente) l’ha elettrizzato molto.
Il pubblico, sostanzialmente under 30, si è divertito assai e così anch’io: due belle ore di Funk e rime. Possibili sviluppi: Umbria Jazz e il Montreux Jazz Festival. Dove però Deemo, davvero molto Speaker, non potrà dire: “Minchia regaz, brividoni!” alla fine dei brani. Unica piccola smagliatura in una serata atipica, divertence, danzereccia e culturalmente rilevante – una combination più rara del Panda Zebrato, in Italia.

