Claudio Sinatti

Poi ci sono quelle notizie che non vorrei sentire, che non vorrei dare, che mi spezza il cuore di sapere: ieri se n’è andato Claudio Sinatti, video maker extraordinaire e amico di quelli vicini. Era malato da quest’estate, abbiamo tutti sperato che ce la facesse, purtroppo così non è stato. Aveva 42 anni. Sono mille le cose che mi girano in testa in queste ore: la sua gentilezza profonda, il suo costante, lieve senso di impermanenza delle cose, la sua capacità di attraversare situazioni anche diversissime restando sempre sostanzialmente se stesso. Naturalmente abbiamo perso un artista di grande talento, con un senso per le immagini davvero stupefacente, e la capacità di creare congegni estetici allo stesso tempo sofisticati e immediati. Questo è certamente un grande lutto, per la digital art italiana (e non solo) e per le centinaia di studenti che Claudio aveva coinvolto nei suoi progetti – e che hanno imparato moltissimo standogli accanto. Per me, e per chi gli era vicino, naturalmente c’è molto di più, talmente tanto che in questo momento è impossibile perfino pensarci, figurarsi parlarne. Il pensiero corre a sua moglie, e alla sua bambina di pochi mesi. A tutto questo si aggiunge un piccolo dolore personale: essendo lontano da Milano, non c’è niente che possa fare se non piangere per questo assurdo distacco. Certamente celebrerò, celebreremo Claudio (noi amici più antichi, più stretti)  in molti modi in futuro, sia in pubblico che in privato. Ma in questo istante c’è solo la terribile sensazione di aver perso per sempre una persona assai preziosa, oltre che un amico. Una sensazione che non si può lenire ma soltanto immergercisi, lasciarsene sommergere, e sperare che col tempo si attenui. Ciao Claudio, you will not be forgotten: you’ll still exist within each one of us for a mighty long time – because you touched us all deep inside.

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