Ho spesso sostenuto che essere giovani è bello ma difficile, e che viviamo in un mondo dove questa parola viene utilizzata come giustificazione per cose mediocri (giovani artisti, giovani gruppi, giovani architetti, ecc.), dimenticando che Jimi Hendrix è morto a 27 anni (trovate qui un mio articolo su questo argomento). Detto questo però giusto ieri ho avuto una piccola discussione con un mio quasi-coetaneo che sosteneva (prevedibilmente, noiosamente, pecoronamente) che le giovani generazioni valgono poco (si suppone rispetto alla nostra). Non sono d’accordo per due ragioni. Innanzitutto perché è un luogo comune, e i luoghi comuni magari saranno anche veri ma vanno questionati per principio. E poi adesso ne ho le prove: sto facendo lezione a oltre 400 studenti (ovviamente divisi in classi), tra i 19 e i 27 anni. E sono persone davvero a posto, mi sembra. Cioè non hanno niente di peggio dei loro predecessori, anzi mi sembrano belli reattivi; e mai, in nessun caso, mi hanno indotto a riflettere sul deterioramento del mondo, come mi succede per esempio col le nuove generazioni di politici, o coi nuovi elettrodomestici (che non si fanno più come una volta, questo è vero). Quindi se pensate che le nuove generazioni siano peggiori della vostra, che “questi ragazzi non sognano più”, che “la gioventù non è più bella come ai miei tempi” e che i ventenni “non capiscono niente” (cosa che ho sentito dire a un perfetto imbecille), non venite a dirlo a me: io penso esattamente il contrario.

