Avendo lungamente frequentato Bologna conoscevo il termine Filuzzi, che nel linguaggio corrente descrive la musica del Ballo Liscio. Ma non sapevo cosa volesse dire, ne’ conoscevo l’esatta storia di questo genere (detronizzato dal “liscio romagnolo di Casadei, di maggior impatto commerciale”). Ecco tutta la storia (molto dance-core), tratta da Viva Verdi, il giornale della Siae abitualmente utile solo come sottopentola.
II 24 giugno 2005 è morto Leonildo Marcheselli, considerato il “papà” della Filuzzi, un particolare tipo di ballo liscio che si è diffuso nel secolo scorso nelle balere bolognesi frequentate dai “fìluzziani”. Questi erano i giovani ballerini dell’alta borghesia che “filavano”, ovvero si spostavano da una balera all’altra cercando di attirare l’attenzione delle ragazze con movimenti coreutici spettacolari. Leonildo Marcheselli nacque a Longara di Calderara di Reno il 20 luglio 1912, da una famiglia contadina. Fin da bambino si interessò alla musica e apprese a suonare vari strumenti musicali, dall’ocarina all’organetto e il mandolino con i maestri Ferri e Tonelli. Negli anni Trenta formò un trio Filuzziano col quale si esibì nei locali bolognesi finché nel 1938 entrò a far parte del Quartetto Bolognese dell’Allegria specializzato nell’eseguire partiture sinfoniche di propria elaborazione. Grazie al Quartetto, Marcheselli uscì dal mondo delle balere e delle serenate ed entrò nell’ambiente professionale dell’orchestrale, prendendo parte a trasmissioni radiofoniche e incidendo dischi con la Durium. Negli anni Settanta la Filuzzi cedette il passo al liscio romagnolo di Casadei, di maggior impatto commerciale, ma continuò ad essere apprezzata nelle serate di ballo dei festival e delle riunioni estive. Leonildo Marcheselli è autore di oltre 600 brani di musica da ballo: valzer, polke, mazurke, tanghi e Filuzzi, fra cui ricordiamo Fiocchi di neve, Giulietta, Vispa Teresa, Valzer del cuore. (testo di Daniela Nicolai)

