Curiosa parabola sul mio quartiere (ma universalmente italiana): la mia farmacia si trova a 12 metri dal mio supermercato; non una grande catena ma un singolo negoziante, che vende più o meno quello che vendono i super. Lui ovviamente non vende medicine, ma la farmacia (un baraccone ereditario gestito da una esangue famiglia farmacista, evidentemente vittima dell’endogamia) espone dozzine di prodotti che vende anche il negozio: dentifrici, spazzolini, trucchi, caramelle varie, tamponcini per struccarsi, assorbenti di ogni foggia e colore, più o meno volatili (a seconda delle ali), repellente per zanzare e ogni altra sorta di minchiata che abbia anche solo un vaghissimo riferimento igienico-sanitario.
Dice il mio farmacista che io non devo comprare l’Aspirina con lo sconto al supermercato, ma solo a prezzo pieno in farmacia. Però non ho mai sentito il tipo del supermercato dire che però allora il dentifricio lo vende lui, che gli spazzolini non hanno interazioni medicamentose, che non esiste il sovradosaggio da assorbenti e che per la scelta tra caramelle al lampone o al ribes non serve il consiglio di un laureato.
Non ce n’è; coi farmacisti, e coi taxi, solo un metodo funzionerebbe: la Cambogia. Ritirare tutte le licenze e ricominciare da zero.

