Naturalmente indigna l’ottusità del governo italiano sulla questione dei due marò fatti rientrare con un pretesto e così sottratti alla giustizia indiana. Mi indigna non tanto perché pensi che debbano stare in galera, bensì per l’atteggiamento razzista e primomondista dell’Italia la quale, non curante della storia coloniale dell’India (che suggerirebbe cautela e rispetto), si comporta da piccola USA e fa come gli pare. Se il nostro ambasciatore lo dessero in pasto alle tigri secondo me farebbero benissimo; costui ha garantito, giurando, il loro rientro: quanto si può essere faccia di bronzo nella vita?
Ma la frase terrificante (e rivelatrice di un’impunità inaccettabile) l’hanno detta proprio gli imputati: “I due maro’ si dicono “felici soprattutto perche’ possiamo cosi’ tornare al reparto. Siamo fucilieri di Marina. Vogliamo tornare a fare il nostro mestiere”, concludono.”
Ma siamo impazziti? Nella migliore delle ipotesi, cioè quella accreditata perfino dal nostro governicchio, i due hanno erroneamente ucciso due pescatori (il nostro codice lo definisce Omicidio colposo) scambiandoli per pirati (probabilmente in acque internazionali, ma non mi pare così decisivo). Un concetto mi pare essere fuori discussione: se ammazzi erroneamente della gente non dovresti tornare a fare il fuciliere: puoi diventare usciere, corazziere, ingegnere, pasticciere… Quello che vuoi, ma non girare armato e abbattere pescatori (o suonatori, dottori, pastori) credendoli dei pirati. Se i due non dovessero essere mai processati sarebbe un’ingiustizia orribile – e lo sarà.


A parte che la strage del Cermis sembra non avere insegnato un cazzo, anzi, ha insegnato a comportarsi come degli ammerigani qualsiasi; secondo me, dietro tutta ‘sta storia, c’è anche qualche cosa legata allo scandalo di Finmeccanica India…