Ha chiuso Demonoid, noto sito di torrent – illegali ma anche non, come ad esempio i miei album. Non ha chiuso per motivi suoi, ma per un attacco informatico in stile Stuxnet (o anche quello perpetrato in Cina ai danni nientemeno che di Google), molto probabilmente attuato da hacker al servizio delle major discografiche e cinematografiche. Immagino quei burloni della FIMI (tra i miei comici preferiti) come se la rideranno: finalmente combattono i “pirati” a armi pari.
Contenti loro, contenti tutti. Però adesso, se fossi in voi, andrei a togliere il mio numero di carta di credito e gli altri dati personali da iTunes, da Amazon, dalla Playstation Network e da qualsiasi altro sito corporate (tipo Facebook). Questo attacco a Demonoid infatti costituisce un precedente assolutamente nuovo, e porta il livello di ferocia diverse tacche più in alto. Perché se è certamente vero che l’industria può permettersi di pagare bene chi gli fa il lavoro sporco, è altrettanto vero che c’è in giro gente che ha voglia di farlo anche solo per creare problemi, per divertirsi. Figurarsi poi se gli chiudi i siti.
Insomma è aperta la stagione di caccia ai siti delle multinazionali. Solo che stavolta invece che con la cerbottana si combatte col bazooka. Se la sono cercata, non paghi di quello che gli è già successo (Playstation network bloccata per giorni, iTunes e Amazon aggirati per rivelare i numeri di carta di credito, ecc.), e adesso – temo – saranno cazzi. Ma tant’è: si vede che la lezione di Napster (e dei suoi successori infinitamente più difficili da fermare) non l’hanno capita, e adesso gli serve un ripassino.
PS: Baci dal nulla.


http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/09/04/news/testamento_digitale_se_il_padre_non_pu_lasciare_la_musica_scaricata_in_eredit_ai_figli-41932076/?ref=HRERO-1
sintomatico…