Ho diverse obiezioni sulla riforma costituzionale oggetto del prossimo referendum. Stasera vorrei esporne due, una di merito e una di metodo.
Uno dei principali vantaggi della riforma, secondo chi l’ha inventata, è di snellire il parlamento e la burocrazia, e di velocizzare i procedimenti parlamentari facendoci risparmiare dei soldi. Leggi approvate più velocemente da una singola camera (ricattabile dal Premier, ma questa è un’altra obiezione), senza tutte quelle manfrine che si fanno oggi. Ecco, quelle manfrine (per esempio i vari passaggi parlamentari dei provvedimenti) a volte sono utili per migliorare le leggi, e sono comunque la garanzia di una discussione vera. Penso che il governo possa risparmiare in molti modi (ad esempio rinunciando a alcuni dei previlegi medievali dei nostri parlamentari), ma che la razionalizzazione della produttività di un parlamento vada fatto con cautela: in fondo ha altre priorità, come fare leggi giuste e ben fatte.
L’obiezione di metodo invece riguarda il meccanismo di attuazione della riforma (che, è bene ricordarlo, concentra sul premier dei poteri che in passato ha avuto solo Mussolini), la cui entrata in vigore è prevista nel 2011. Esattamente come la attuale legge elettorale è stata parruccata per rendere ingovernabile il paese (come è evidente), questa riforma – la cui entrata in vigore coincide col probabile rientro in pista del centro-destra – serve a spianare la strada a un vero governo di Destra, col premier di ferro che scioglie le camere e licenzia i ministri. L’obiettivo è chiaro e inequivocabile: la dittatura. Che non assomiglierà tanto al fascismo quanto a una infinita, estenuante, quinquennale puntata di Buona Domenica.
Ecco due ragioni per cui, al referendum, dirò di NO.


Un modo per snellire il parlamento, non dal punto di vista delle modalità di procedura ma dal punto di vista del numero del parlamentari, ci sarebbe, perchè questa riforma costituzionale prevederebbe un minor numero di parlamentari, ma dal 2016.
Non capisco se è un modo per “far mangiare” per altri 10 anni dei parlamentari oppure una data lontanissima per avre il tempo di fare una modifica secondo la quale la riduzione dei parlamentari non avverrebbe in realtà mai.
In ogni caso so già cosa votare e al di là delle tue considerazioni che largamente condivido, basterebbe vedere i nomi di chi ha pensato la riforma costituzionale (i cosiddetti “saggi”) per far venir meno qualsiasi dubbio in merito alla sua approvazione.
Ciao ,Sergio
piacere di leggerti
anch’io dirò di no al referendum..ma c’è una forte ragione che lo rende paradossale..in seguito ai risulati delle elezioni..ora che ha vinto per mezzo punto il centro sinistra, se vincesse il si, per mezzo punto, sarebbe costretta ad attuare una riforma che non vuole..
questo ha dell’incredibile…lavori ancora per radio?
Ho letto che sei andato al concerto dei Tool,come l’hai trovato?..a me pare che abbiano uno stile inconfondibile ma gli album mi sembra si assomiglino da “Aenima” in poi…che pensi della versione “a perfect circle”, l’altro gruppo?
Se ti va ,passa sul blog a trovarmi..sto cercando dei circuiti indipendenti per giovani scrittori e musicisti per realizzare qualche progetto che vada dalla narrativa al reading al teatro civico..mi occupo di teatro sociale e scrivo poesie..ciao
per Daniele: se il buon Sergio è riuscito ad andare già al concerto dei Tool, la cosa è interessante, visto che il concerto c’è stasera! ;)
Dice SM: E infatti è stasera: sto stirando la maglietta coi buchi e dando il lucido agli anfibi!!!