Di tutte le figure emerse nei vari conflitti mediorientali post 11/9, senz’altro la più leggendaria è quella del Mullah Omar, che è un po’ come dire Don Useppe: non ha un cognome, e comunque nessuno lo sa. Di lui esistono due immagini “certe”. Questa, e il famoso video in cui si vede per un secondo, sfocatissimo. Su quest’uomo, all’epoca dell’invasione afghana, si sono raccontate molte storie ormai diventate leggende, come la fuga in motocicletta da Tora Bora, sotto le bombe. Poi non se n’è più saputo nulla, e mentre Bin Laden e Al-Zawahiri ogni tanto mandano dei messaggi, Omar è scomparso. Dei tre è certamente il più Salgariano e misterioso; una figura mistica (Mullah) ma anche combattente: l’occhio mancante fa pensare a uno scontro all’arma bianca. Insomma, elementi di mito alimentati dai media, e dalle scarse notizie certe. Poi, dopo anni di oblio, l’altra sera in tv qualcuno, parlando d’altro, ha detto: “Alcuni analisti dubitano dell’esistenza del Mullah Omar.” Ma come? Poi m’è tornata in mente un’idea che m’era balenata all’epoca, guardando le immagini: è vero, il Mullah Omar non esiste. E’ stato creato in laboratorio per fornire un’immagine più adatta all’occidente. Osama infatti è troppo bello e sorridente, e il suo vice appare come un bonario nonno egiziano (benché con Kalashnikov): immagini troppo deboli. Vuoi mettere il truce Omar, barbuto, minaccioso, guercio, col turbante e perdipiù Mullah? Adesso vorrei sapere chi ha avuto la geniale idea di inventarlo e se possiamo aspettarci, in un prossimo futuro, il documentario “Portraying evil: making the Mullah Omar legend”.

