Ho già parlato (anche quasi a rischio di noia) del mio amore per certa musica country. Un genere a cui è possibile arrivare attraverso percorsi a volte inaspettati e interessanti. Una cantante country davvero notevole, benché il suo repertorio sia spesso insopportabile, è Crystal Gayle. Curioso personaggio, costei: grande interprete, con una sensibilità cool, swingante e bluesofona che la accomuna a Peggy Lee, la Gayle ha un’altra particolarità: dei capelli lunghissimi e nerissimi che porta sciolti e esalta in pose plastiche, quasi da fiera delle stranezze. Una vera manna per i feticisti del genere, suppongo. A me pare una bizzarria, considerato che la signora ha una voce proprio portentosa e il trucco dei capelli porno (che da soli le garantirebbero un’ospitata da Costanzo) proprio non le serve. L’ho scoperta grazie a Tom Waits, che con lei ha realizzato uno dei suoi dischi meno noti e per me più belli. E’ la colonna sonora di One From The Heart (in italiano Un sogno lungo un giorno), film musicale strano e poetico (“Uno dei più grossi fallimenti della storia del cinema”) realizzato da F. Coppola nell’82. Un disco davvero incantevole, con canzoni eccellenti (di Waits) e duetti (tra Waits e Gayle) da epopea. Si tratta del miglior esempio che conosca di integrazione moderna (ma sensata) tra testo musicale e narrazione. Poi ho scoperto che lei in America è popolarissima, che è stata la prima donna nella storia del county a ottenere un disco di platino, che insomma ha una lunga storia. La sua canzone simbolo (diciamo la sua Margherita di Cocciante, di cui Riccardo ha proposto a Sanremo una versione ben oltre l’imbarazzo – ai limiti dell’Alzheimer), con cui ha vinto un Grammy Award nel ’77, si intitola Don’t It Make My Brown Eyes Blue (clicca e ascoltala) ed è un di genere jazz-country a me davvero graditissimo.

