{"id":939,"date":"2011-12-04T18:55:58","date_gmt":"2011-12-04T16:55:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=939"},"modified":"2011-12-04T18:55:58","modified_gmt":"2011-12-04T16:55:58","slug":"pensare-senza-limiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/pensare-senza-limiti\/","title":{"rendered":"Pensare senza limiti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-942\" title=\"steve jobs\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/stvjbs2.png\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"292\" \/>Uno degli argomenti interessanti del <a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/Steve-Jobs-Biography-Walter-Isaacson\/dp\/1408703742\/ref=sr_1_4?ie=UTF8&amp;qid=1325695746&amp;sr=8-4\" target=\"_blank\">libro di Walter Isaacson su Steve Jobs<\/a> \u00e8 la capacit\u00e0 di immaginare che aveva quest&#8217;uomo. Oggetti, funzionalit\u00e0 e tecnologie, ma anche stili di vita, scenari e soluzioni. Il ritratto generale che emerge dal libro non \u00e8 edificante: Jobs doveva essere una persona davvero difficile con cui avere a che fare. Per\u00f2 la sua visione era stupefacente e gli utenti della Apple, antichi come me o pi\u00f9 recenti, la conoscono. Sulle ragioni di questa dote si possono fare delle ipotesi, a partire dalla pi\u00f9 ovvia: Jobs aveva una mente speciale. Ci sono per\u00f2 molte altre cause, tutte interessanti e qualcuna illuminante.<\/p>\n<p>Fondamentale \u00e8 l&#8217;ambiente nel quale operava, specie all&#8217;inizio: l&#8217;area di San Francisco negli anni &#8217;70\/80 era un mix irripetibile di ricerca avanzata, innovazione tecnologica e psichedelia colta; certamente Jobs, per sua stessa ammissione, si \u00e8 nutrito di questi stimoli che lo hanno formato e hanno scolpito per sempre il suo modo di pensare fuori dagli schemi. Anche la sua formazione culturale \u00e8 importante: bench\u00e9 Jobs all&#8217;inizio abbia perfino lavorato alla HP non era un programmatore, non era laureato in informatica &#8211; insomma non programmava lui i sistemi operativi cos\u00ec diversi dagli altri che lo hanno reso famoso: lui li immaginava, comprendendo nello stesso pensiero le possibilit\u00e0 del codice ma anche le abitudini e le sensazioni degli utilizzatori. Altro elemento importante \u00e8 la centralit\u00e0 della forma, che nella sua idea si collegava all&#8217;aspetto emotivo del suo (e poi nostro) relazionarsi a una tecnologia. Un oggetto bello \u00e8 anche attraente, e anche con questa emozione, secondo Jobs, la tecnologia diventa un&#8217;estensione del nostro corpo, che \u00e8 poi il segno delle tecnologie meglio riuscite: il telefono, il mouse, l&#8217;auto, la chitarra, ecc.<\/p>\n<p>La sua mancanza di specializzazione, abbinata alla sua mania estetica, lo portano a immaginare metodi di interazione semplici e geniali tra noi e gli oggetti della tecnologia. Un buon esempio \u00e8 la sua avversione per i tablet da utilizzare con lo stilo; indicando le sue dita diceva: &#8220;La natura ce ne ha gi\u00e0 dati 10.&#8221; Leggendario poi l&#8217;odio di Jobs per i manuali che infatti non vengono mai forniti coi prodotti Apple, tranne in rarissimi casi. Questo sarebbe fastidioso se non fosse che, tranne in rarissimi casi, per i prodotti pensati da Jobs i manuali non servono. Perfino i detrattori della Apple, che sono molti e hanno alcune ottime ragioni per esserlo, non possono non notare questa differenza. Che naturalmente nasconde alcuni compromessi: meno preferenze e possibilit\u00e0 di interazione profonda col codice, un sistema chiuso e integrato di hardware e software e alcune serie limitazioni alla flessibilit\u00e0 delle opzioni. Per\u00f2 in cambio si realizza quello che Jobs aveva immaginato progettando il primo Mac, uscito nell&#8217;84: un computer per fare cose non informatiche, immediatamente utilizzabile da chiunque. Com&#8217;\u00e8 noto, nell&#8217;84 la Apple introduce le icone, le finestre e il mouse, inventando il concetto di desktop e aprendo la strada all&#8217;idea di Personal Computer. All&#8217;epoca i computer erano oggetti da nerd, i sistemi operativi erano solo per iniziati, gli schermi erano neri con le lettere verdi lampeggianti. Grazie al suo amore per la tipografia, Jobs introduce i font a spaziatura variabile, aprendo la strada al desktop publishing: tanto per dire, Rumore \u00e8 impaginato cos\u00ec, e Jobs lo sapeva gi\u00e0 nell&#8217;84.<\/p>\n<p>Come faceva? Di sicuro per alcune delle ragioni che ho elencato all&#8217;inizio &#8211; pi\u00f9 un&#8217;altra. Jobs cresce in un ambiente culturale dove esisteva ancora una forma di pensiero oggi scomparsa, specie in Italia: l&#8217;utopia. Che poi vuol dire la capacit\u00e0 di immaginare oggetti, mondi e societ\u00e0 impossibili, o molto difficili, come l&#8217;anarchia o il teletrasporto. In fondo, a pensarci bene, anche un PC che manipola le foto pareva impossibile, per non parlare di un computer con un solo tasto. Invece ce li abbiamo entrambi, anche grazie a Jobs e al suo modo di pensare senza limiti.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine \u00e8 di <a href=\"http:\/\/kare.com\/\" target=\"_blank\">Susan Kare<\/a>, autrice delle prime icone del Mac.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli argomenti interessanti del libro di Walter Isaacson su Steve Jobs \u00e8 la capacit\u00e0 di immaginare che aveva quest&#8217;uomo. Oggetti, funzionalit\u00e0 e tecnologie, ma anche stili di vita, scenari e soluzioni. Il ritratto generale che emerge dal libro non \u00e8 edificante: Jobs doveva essere una persona davvero difficile con [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-939","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-avvisi"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7LwWR-f9","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/939","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=939"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/939\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=939"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=939"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=939"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}