{"id":929,"date":"2011-11-11T15:18:52","date_gmt":"2011-11-11T13:18:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=929"},"modified":"2011-11-11T15:18:52","modified_gmt":"2011-11-11T13:18:52","slug":"the-return-of-radio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/the-return-of-radio\/","title":{"rendered":"The return of Radio"},"content":{"rendered":"<p>Una delle grandissime forze propulsive della musica \u00e8 stata la radio. Uno strumento fondamentale, e non solo per spingere singoli di successo (come sembrerebbe accendendola oggi): esistono fenomeni musicali nati, cresciuti e diventati essenziali grazie alla radio. L&#8217;esempio perfetto \u00e8 il Rock&#8217;n&#8217;roll, che esplode grazie a DJ appassionati e lungimiranti &#8211; come il geniale e controverso Alan Freed o l&#8217;archetipo originario della radio notturna Wolfman Jack, celebrato in diversi film tra cui <em>American Graffiti<\/em>. Un altro indizio dell&#8217;importanza della radio sono i costanti riferimenti agli ascolti radiofonici da parte dei grandi della musica, spesso cresciuti in zone remote dov&#8217;era l&#8217;unico intrattenimento musicale. Di pi\u00f9: esistono vari esempi di generi nati proprio grazie alla radio. In Giamaica, di notte, era possibile ascoltare le stazioni soul trasmesse dalla Florida, e questo ha dato vita a una delle culture sonore pi\u00f9 ricche del mondo: dal Calypso (l&#8217;Hip hop degli anni &#8217;20) al Rocksteady, dallo Ska alla Dancehall, sono tutti generi nati dall&#8217;incontro di ritmi locali e musiche captate attraverso le radio statunitensi. Ecco perch\u00e9 nel Reggae \u00e8 cos\u00ec diffuso il fenomeno delle cover: rifare brani pop americani con un flavor caraibico in fondo \u00e8 l&#8217;opzione pi\u00f9 immediata. Ci sono molti casi di questo effetto, come nei generi musicali Africani moderni: anche l\u00ec la radio \u00e8 stata per decenni l&#8217;unico mass-medium.<\/p>\n<p>Lo sviluppo della vicenda \u00e8 noto: <em>Video killed the radio stars<\/em>. Questo \u00e8 genericamente vero, e per molti anni il ruolo della radio l&#8217;ha svolto Mtv &#8211; con alcune importanti differenze. Innanzitutto la pi\u00f9 ovvia: la tv si guarda mentre la radio si ascolta; siccome quello che non si vede si immagina, prima ognuno si costruiva un&#8217;immagine mentale propria (del brano, dell&#8217;interprete e perfino del genere) &#8211; inevitabilmente pi\u00f9 potente di quella oggettiva e calibrata dei videoclip. Naturalmente i video (nati per svolgere innanzitutto due compiti: controllare l&#8217;immagine della band, invece di lasciare il compito al regista di <em>Top of the Pops<\/em>, e consentire al pubblico di vedere le star in movimento da vicino, in un&#8217;epoca priva di grandi schermi ai concerti) hanno dalla loro la seduttivit\u00e0 delle immagini (e dei corpi degli interpreti) e una confezione molto spesso pi\u00f9 simile a quella delle pubblicit\u00e0. Giustamente: ecco a cosa servono i videoclip, in questo bizzarro settore (la musica pop) nel quale la migliore r\u00e9clame del prodotto \u00e8 il prodotto medesimo: i brani in rotazione pesante (in radio o tv) sono l&#8217;equivalente di un biscottificio che ti manda a casa degli scatoloni di Taralluzzoli sperando che poi corri a comprarti i Tenerotti (i Diabetini, i Tarzanelli o qualsiasi altra malvagit\u00e0 pasticciera cerchino di rifilarci). Un&#8217;altra importante differenza tra radio e Tv riguarda il nostro atteggiamento: a differenza della Tv, dove si guardano dei programmi (e il telecomando \u00e8 fondamentale), si sceglie una stazione e si ascolta sempre quella. Semmai si spegne, magari si bofonchia ma \u00e8 pi\u00f9 raro che si cambi canale.<\/p>\n<p>Oggi naturalmente tutto \u00e8 su Internet: la musica, i videoclip e pure la radio. E grazie a blog e social network esiste anche una forma di simultaneit\u00e0 collettiva, di condivisione tra amici diversa ma simile a quella del passarsi le cassette o ascoltare la stessa emittente di quand&#8217;ero guaglione. Oggi, o magari domani (ma non dopodomani), grazie alla rete mobile, i nuovi formati (come i Podcast o le Web-radio) ridiventano mobili, come le radioline a transistor degli anni &#8217;60 (che fa pure un po&#8217; ridere a pensarci bene). Ma con una fondamentale differenza: non pi\u00f9 conduttori ufficiali, selezionati e controllati ma gente qualsiasi, libera di dire, fare e trasmettere quello che il proprio gusto gli suggerisce. Una vera rivoluzione, della quale per adesso si vedono soltanto i primi presagi. Quindi sotto, gente: la radio ha bisogno di voi, ma non quanto a voi necessita, e forse urge, una radio pi\u00f9 libera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle grandissime forze propulsive della musica \u00e8 stata la radio. Uno strumento fondamentale, e non solo per spingere singoli di successo (come sembrerebbe accendendola oggi): esistono fenomeni musicali nati, cresciuti e diventati essenziali grazie alla radio. 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