{"id":926,"date":"2011-10-06T18:55:06","date_gmt":"2011-10-06T16:55:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=926"},"modified":"2011-10-06T18:55:06","modified_gmt":"2011-10-06T16:55:06","slug":"nonostante-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/nonostante-litalia\/","title":{"rendered":"Nonostante l&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-927\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/crkrs.png\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"350\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/crkrs.png 233w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/crkrs-200x300.png 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 233px) 100vw, 233px\" \/>La digitalizzazione dei processi di produzione e distribuzione musicale, oramai in atto da oltre vent&#8217;anni, ha generato &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; un interessante fenomeno di de-localizzazione del mercato musicale che riguarda da vicino anche l&#8217;Italia: una fuga di cervelli quasi invisibile, dove il cervello magari rimane qui ma opera altrove. Fino a pochissimi anni fa&#8217;, chi voleva fare della musica un mestiere spesso si trasferiva in una grande citt\u00e0 &#8211; per molte ragioni: una scena interessante, maggiori opportunit\u00e0 di lavoro, la possibilit\u00e0 di suonare spesso dal vivo, di vedere concerti e performance, ecc. Questo avveniva sia in una dimensione nazionale (io sono venuto a Milano anche per quelle ragioni) che internazionale: abbiamo tutti un amico che si \u00e8 trasferito a Londra\/Berlino\/New York per qualcuno di quei motivi, no?<\/p>\n<p>Naturalmente questo processo \u00e8 ancora in atto, e moltissimi giovani abbandonano questo paese per tentare la fortuna altrove, o pi\u00f9 semplicemente esistere in un contesto culturalmente meno rozzo. Non \u00e8 detto che trovino la prima, ma sul secondo possono stare tranquilli. Esiste poi una piccola fetta di giovani italiani che invece ha sfondato; artisti magari perfino ancora residenti in Italia ma che lavorano gran parte dell&#8217;anno all&#8217;estero, dove pubblicano il loro materiale, suonano dal vivo &#8211; insomma esistono professionalmente. La cosa sensazionale (almeno per me) \u00e8 che questi artisti non solo sono sconosciuti a molti di noi appassionati di musica, ma che sono anche ignoti alla SIAE, al Ministero dei Beni Culturali e agli Istituti Italiani di Cultura dei paesi dove fanno fortuna &#8211; cio\u00e8 molti tranne il nostro.<\/p>\n<p>Il caso da manuale sono naturalmente i Crookers, duo lombardo di dance che negli ultimi 4 anni si \u00e8 fatto un mucchio di nuovi amici, nonch\u00e9 clienti (di remix), tra cui U2, Britney Spears, Lady Gaga &amp; Beyonce, Armand Van Helden, Black Eyed Peas e Kelis. Il successo dei Crookers \u00e8 dovuto a diversi fattori: innanzitutto la bont\u00e0 della loro musica, un mix assai laico di dance e hip hop, e l&#8217;assoluta contemporaneit\u00e0 del loro genere (mentre tradizionalmente in Italia il Pop si copiava, e quindi arrivava dopo). Poi la loro bravura come DJ, che gli consente di girare il mondo e propagare il loro suono. E&#8217; stato il loro primo mixtape, messo in rete nel 2007, a farli emergere, naturalmente all&#8217;inizio come fenomeno underground: ecco un ottimo esempio di web marketing naturale ma efficacissimo. Infine, tra le ragioni del loro successo aggiungerei che i due hanno completamente ignorato la discografia ufficiale italiana (che certamente avrebbe consigliato loro di desistere) e in fondo anche la scena locale, presente nei loro album sotto forma di ospiti ma limitatamente ai loro vecchi amici: eppure sarebbe fantastico ascoltare un album di Celentano prodotto dai Crookers.<\/p>\n<p>Di casi come questo, magari meno eclatanti ma per nulla secondari, ce ne sono a bizzeffe, da Bottin, Passarani, Reset, Benny Benassi a Spiller, Picotto e Junior Jack fino a Nicola Conte, che pure in Italia ci ha provato ma funziona assai meglio altrove. Tutte persone per noi preziosissime, e non solo per i cultori dell&#8217;elettronica. Infatti, come forse sapete, aldil\u00e0 della pizza e dell&#8217;extravergine, questo paese ha un serissimo problema di immagine, che va dall&#8217;assenza di banda larga in intere province all&#8217;eclatante volgarit\u00e0 della tv. A proposito dei Crookers, i Chemical Brothers hanno dichiarato: &#8220;The Italians are something to look out for&#8221;. Una volta tanto ci osservano per un motivo nobile &#8211; e vivente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La digitalizzazione dei processi di produzione e distribuzione musicale, oramai in atto da oltre vent&#8217;anni, ha generato &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; un interessante fenomeno di de-localizzazione del mercato musicale che riguarda da vicino anche l&#8217;Italia: una fuga di cervelli quasi invisibile, dove il cervello magari rimane qui ma opera altrove. 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