{"id":901,"date":"2011-06-02T23:48:08","date_gmt":"2011-06-02T21:48:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=901"},"modified":"2011-06-02T23:48:08","modified_gmt":"2011-06-02T21:48:08","slug":"sedici-magici-bottoni-colorati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/sedici-magici-bottoni-colorati\/","title":{"rendered":"Sedici magici bottoni colorati"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Se dovessi scegliere uno strumento musicale per rappresentare la rivoluzione musicale del Rock&#8217;n&#8217;roll (e di tutte le musiche derivate, dalla Techno al Punk) non avrei alcun dubbio: la Batteria Elettronica. Contrariamente a quanto si pensa, la Drum Machine non nasce insieme agli altri strumenti MIDI all&#8217;inizio degli anni &#8217;80. Gi\u00e0 negli anni &#8217;60 erano disponibili sul mercato delle Rhythm Machine in grado di suonare ritmi pre-impostati (Dixieland, Western, Swing, Rumba, Foxtrot, ecc.). L&#8217;uso pi\u00f9 comune di queste macchine era quello di accompagnare l&#8217;organo, e la Hammond la incluse in diversi modelli. Tra i primi modelli \u00e8 popolarissima la Rhythm Ace (&#8217;67). Dei vari album dove si impiegano queste macchine tra il &#8217;69 (anno di uscita di Saved by the Bell di Robin Gibb, primo brano con ritmo automatizzato a entrare in classifica) e la met\u00e0 dei &#8217;70, quando se ne appropria la Disco, mi piace sempre ricordare <em>Naturally<\/em>, primo album di J. J. Cale, 1972. Non solo perch\u00e9 \u00e8 uno dei miei dischi preferiti, ma perch\u00e9 \u00e8 un album country\/blues con molto swing dove non ci si aspetterebbe una batteria elettronica, che per\u00f2 invece funziona a meraviglia, per esempio in <em>Call Me The Breeze<\/em> e <em>Crazy Mama<\/em>, due grandi classici del repertorio di Cale. Il trucco \u00e8 semplicissimo: mentre la macchina scandisce i quarti, i musicisti gli swingano intorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-902\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/rhtm.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/rhtm.jpg 500w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/rhtm-300x127.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p>La svolta arriva nei primi anni &#8217;80 con la popolarizzazione di due tecnologie, il campionamento digitale e la sintesi analogica, e l&#8217;uscita dei due modelli fondamentali di queste famiglie: la costosissima Linn LM1, il cui suono definir\u00e0 gli anni &#8217;80, e l&#8217;alternativa economica Roland TR-808, il cui suono \u00e8 tuttora onnipresente, dalla Dance al Pop. Macchine diverse, ma accomunate da una novit\u00e0 importante e per certi versi rivoluzionaria, sedici grossi bottoni con una duplice funzione: ognuno riproduceva uno strumento diverso, ma era anche un sedicesimo di una misura musicale (insomma un sequencer). Quindi selezionando uno strumento e poi accendendo i tasti corrispondenti ai sedicesimi desiderati si potevano comporre dei ritmi. L&#8217;effetto di democratizzazione fu immediato e dirompente. Naturalmente \u00e8 una liberazione assai limitata: i sedicesimi possono molto ma non tutto, il 4\/4 \u00e8 soltanto una delle molte misure ritmiche, e nessuna batteria elettronica \u00e8 in grado di riprodurre il feel di un bravo batterista umano.<\/p>\n<p>Succede per\u00f2 che a volte, in certi generi (come la Techno o il Folk Bavarese), queste nuance non servano, e il ruolo della ritmica sia di ripetere all&#8217;infinito la stessa cosa. In questo caso l&#8217;automazione mi pare auspicabile, fosse anche solo per redimere i poveri grancassisti bavaresi dall&#8217;ingrato compito di fare bum bum sempre uguale per ore. Questo termine industriale torna utile anche per un&#8217;altra pi\u00f9 importante questione. In molte fabbriche \u00e8 automatizzato il processo di costruzione, ma certo non quello di progettazione. Il progettista di un&#8217;auto probabilmente non sa fare le saldature, bench\u00e9 ne conosca intimamente la meccanica: gliele fa un robot, cos\u00ec lui pu\u00f2 concentrarsi sul design. Una delle grandi rivoluzioni dell&#8217;automazione in musica \u00e8 esattamente questa: consentire a un designer musicale di costruire da solo un universo sonoro che rifletta esattamente la sua idea &#8211; senza interventi terzi (se siete scettici andate a rileggervi cosa diceva Frank Zappa del Synclavier).<\/p>\n<p>Questo cambio di prospettiva lo si deve anche e soprattutto alla Batteria Elettronica, primo strumento musicale a separare completamente la tecnica dalla progettazione e aprire la strada a un mondo dove si compone ascoltando, invece di immaginare e poi annotare. Quei sedici bottoni espandono l&#8217;immediatezza della chitarra rock&#8217;n&#8217;roll ai ritmi, rendendo possibili incastri e generi fino a quel momento impossibili: un batterista dopotutto ha solo quattro arti. Ferma restando una regola logica: non si pu\u00f2 imitare un batterista con una Drum Machine. E&#8217; difficile, si sente, \u00e8 brutto. Per\u00f2 \u00e8 quasi sempre vero anche il contrario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessi scegliere uno strumento musicale per rappresentare la rivoluzione musicale del Rock&#8217;n&#8217;roll (e di tutte le musiche derivate, dalla Techno al Punk) non avrei alcun dubbio: la Batteria Elettronica. Contrariamente a quanto si pensa, la Drum Machine non nasce insieme agli altri strumenti MIDI all&#8217;inizio degli anni &#8217;80. 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