{"id":806,"date":"2010-11-05T17:17:56","date_gmt":"2010-11-05T15:17:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=806"},"modified":"2010-11-05T17:17:56","modified_gmt":"2010-11-05T15:17:56","slug":"suono-acuto-e-solitario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/suono-acuto-e-solitario\/","title":{"rendered":"Suono acuto e solitario"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-807\" style=\"border: solid gray 1px;\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/hlcmb.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"489\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/hlcmb.jpg 500w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/hlcmb-300x293.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p>Come forse avete capito se leggete questa pagina, sono un ascoltatore piuttosto schizofrenico. Mi piace sapere cosa succeder\u00e0 domani, ma sono anche affascinato dal passato, dalle registrazioni d&#8217;epoca, e dai mille modi di fare musica che hanno preceduto il nostro, e in particolare il mio. Tra i miei ascolti preferiti ci sono quelli di un singolo esecutore. Sar\u00e0 che ho prodotto moltissima musica col computer &#8211; strumento naturalmente a pi\u00f9 voci &#8211; ma l&#8217;idea che una singola persona possa produrre in tempo reale un evento completo e compiuto mi pare sempre lievemente miracolosa. A questo si aggiunge un&#8217;ulteriore perversione: tranne in rarissimi casi detesto il virtuosismo onnipotente e soffro l&#8217;abbondanza di note, preferendo musica inevitabile e essenziale. Quindi, per non fare nomi, non mi piace Steve Vai (bench\u00e9 ne riconosca il valore) mentre amo John Lee Hooker.<\/p>\n<p>Tra le registrazioni che hanno marcato la mia esistenza c&#8217;\u00e8 una breve canzone sentita per la prima volta a 14 anni. Si intitola <em>I wish I was a single girl again<\/em> e \u00e8 nella la colonna sonora di <em>Zabriskie Point<\/em>. Un discone del 1970, con dentro la crema delle avanguardie pop dell&#8217;epoca: Pink Floyd (che scrissero un brano apposta, rifiutato da Antonioni: era <em>Us and Them<\/em>, poi finito su <em>The Dark Side of The Moon<\/em>. Il regista ne scelse un altro per l&#8217;epica scena finale), Grateful Dead, Kaleidoscope, Youngbloods e due brani tradizionali americani: <em>Tennessee Waltz<\/em> di Patti Page e appunto <em>I wish I was a single girl again<\/em>, anche detta <em>Single Girl<\/em>.<\/p>\n<p>Ho comprato l&#8217;album nel &#8217;73, attratto dai bei nomi. Ma quarant&#8217;anni dopo quello che mi pare veramente sublime sono proprio quei due brani inaspettati, e in particolare <em>Single Girl <\/em>&#8211; che \u00e8 cantata da un uomo. Io per\u00f2 questo l&#8217;ho scoperto solo l&#8217;anno scorso, facendo una ricerca in rete. In realt\u00e0 non mi ero mai posto il problema: <em>Single Girl<\/em> ha immediatamente avuto su di me un potere quasi magico. Un singolo accordo, un banjo apparentemente bluegrass ma lento, dolente e blues, e il suono ipnotico e irreale della voce di Roscoe Holcomb, minatore di Daisy, Kentucky (<a href=\"http:\/\/maps.google.com\/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=daisy,+kentucky&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=45.467317,89.560547&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Daisy,+Perry,+Kentucky&amp;t=h&amp;z=15\" target=\"_blank\">un&#8217;occhiata su Google maps<\/a> racconta molto). La storia di quest&#8217;uomo, nato nel &#8217;12 e registrato per la prima volta nel &#8217;58, \u00e8 di quelle da epopea. Holcomb interpreta generi anteriori sia al Bluegrass che al Country: la Old-Time Music e la musica dei monti Appalachi, una zona rurale dove poveracci bianchi e neri vivevano a strettissimo contatto, come \u00e8 evidente all&#8217;ascolto. Ma quello che sconvolge \u00e8 la sua voce, di cui Bob Dylan (che ha attinto molto dalle sue melodie) ha detto: &#8220;Possiede un indomito senso del controllo&#8221;. Il musicologo John Cohen, autore di un documentario su Holcomb, l&#8217;ha definita <em>The High Lonesome Sound<\/em> (anche il titolo del film): due definizioni che descrivono bene l&#8217;emozione dell&#8217;ascolto.<\/p>\n<p>E&#8217; facilissimo trovare la sua musica, <a href=\"http:\/\/www.folkways.si.edu\/albumdetails.aspx?itemid=2966\" target=\"_blank\">recentemente ristampata dalla Folkways<\/a> in belle edizioni (sul sito trovate perfino le note di copertina in pdf). Se l&#8217;argomento vi affascina c&#8217;\u00e8 anche <a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/398a32m\" target=\"_blank\">un saggio fantastico e a tratti buffissimo<\/a> su Holcomb e il suo &#8220;scopritore&#8221; John Cohen. Ma se siete incuriositi, la prima cosa da fare \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/results?search_query=roscoe+holcomb&amp;aq=0\" target=\"_blank\">andare su Youtube e scrivere il suo nome<\/a>: sentirlo (e vederlo) emettere quel suo suono primordiale, dritto e inevitabile mentre canta, per esempio, <em>Man of Constant Sorrow<\/em> a cappella, \u00e8 un&#8217; esperienza poderosa. Ma attenzione: a volte \u00e8 irreversibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come forse avete capito se leggete questa pagina, sono un ascoltatore piuttosto schizofrenico. Mi piace sapere cosa succeder\u00e0 domani, ma sono anche affascinato dal passato, dalle registrazioni d&#8217;epoca, e dai mille modi di fare musica che hanno preceduto il nostro, e in particolare il mio. 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