{"id":726,"date":"2010-05-08T11:25:24","date_gmt":"2010-05-08T09:25:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=726"},"modified":"2010-05-08T11:25:24","modified_gmt":"2010-05-08T09:25:24","slug":"wild-horses","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wild-horses\/","title":{"rendered":"Wild Horses"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei tratti terrorizzanti (per me, un sacco di gente invece ci gode) della civilt\u00e0 dei consumi contemporanea riguarda la questione dei prezzi delle merci. A tutti piace spendere meno, no? Ci piacciono gli sconti, le offerte speciali, i 3&#215;2 (che non \u00e8 che ne paghi due e il terzo \u00e8 gratis, ma che hai uno sconto del 33,3% se ne prendi tre confezioni), i saldi. Dopotutto i soldi che spendiamo ce li siamo guadagnati faticosamente, e cerchiamo di farli fruttare al massimo: mi pare il minimo. Naturalmente sappiamo anche che mentre alcune merci hanno un prezzo determinato da materie prime e lavorazione (ad esempio il pane), altre hanno un costo che non ha alcuna relazione con la produzione. Secondo voi dei jeans rotti, smazzati da uno stilista con degli equini nel nome, valgono 300 euro? Ovviamente no: ne valgono 13, di cui 3 di effettiva produzione e 10 di reclame, ricarico, tasse, ecc. Quindi i rimanenti 287 euro costituiscono un ricarico arbitrario, che l&#8217;equino applica perch\u00e9 pu\u00f2, e anche perch\u00e9 se i suoi jeans rotti costassero 13 euro pi\u00f9 IVA molti penserebbero che sono jeans di merda (il mondo \u00e8 pieno di imbecilli, dopotutto). Viceversa quei 287 rendono il loro acquisto esclusivo, di classe, bench\u00e9 l&#8217;equino produca perlopi\u00f9 abiti da tamarro\/a senza redenzione. La stessa regola si applica a una grande quantit\u00e0 di merci diverse &#8211; basta pensarci un momento e si capisce subito quali sono.<\/p>\n<p>Poi invece esiste la sindrome opposta: prodotti che hanno un prezzo ridicolmente basso. Ci siamo appena detti che il basso costo \u00e8 importante, a volte decisivo per i nostri acquisti. Quindi le aziende fanno a gara a proporci i prezzi pi\u00f9 infimi. Un chilo di caff\u00e8 del Costarica pu\u00f2 costare 20 euro al chilo, o anche 10, 5, 2, 1 o 50 centesimi. Magari non sar\u00e0 lo stesso caff\u00e8, ma tutte le spese dalla produzione in poi sono le stesse: tostatura, impacchettamento, trasporto, tasse, ecc. Ma allora come fanno le aziende a vendere il caff\u00e8 costaricano a un euro al chilo? Semplice: sfruttano i produttori. Se tutte le spese a valle della produzione sono fisse, \u00e8 solo l\u00ec che loro possono operare sui prezzi. Con un metodo assai semplice: se io compro tutto il caff\u00e8 prodotto in una certa regione, o meglio ancora ne possiedo tutte le coltivazioni, posso stabilirne il prezzo di acquisto. E naturalmente il mio prezzo di vendita finale ha una sola ragione di essere: voi, i miei clienti. Se lo faccio 20 al chilo quanto ne comprerete? Poco. Mentre a 2 euro sarete moltissimi. Quindi questo prezzo non ha alcun rapporto coi costi di produzione, ma solo e soltanto con la nostra disponibilit\u00e0 a spendere una certa cifra per un certo prodotto. Da qui naturalmente nascono le iniziative di commercio equo e solidale, dove il consumatore si impegna a spendere un pochino di pi\u00f9 in cambio della certezza che chi ha prodotto quelle merci non sia sottopagato o sfruttato solo per consentire a me di pagare un po&#8217; meno (o pi\u00f9 di frequente, permettere alle multinazionali dei ricarichi ridicoli e immorali).<\/p>\n<p>Quindi in realt\u00e0 siamo noi a stabilire i prezzi delle merci. Non direttamente, ma attraverso i nostri comportamenti. Finch\u00e9 ci saranno persone disposte a spendere 300 euro per dei jeans rotti, ci sar\u00e0 qualcuno che glieli vende. Idem per gli mp3 player alla frutta, i cellulari che basta sbatterli per passarsi un contatto (che pigiare due bottoni a questi gli fa fatica), gli occhiali da sole che riparano dal sole esattamente come quelli da 30 euro (inclusa la qualit\u00e0 delle lenti), ma che ti conferiscono l&#8217;aspetto fatale di una mignotta d&#8217;alto bordo per soli 250. Come ho gi\u00e0 scritto, io sono assai favorevoli ai vestiti falsi &#8211; specie quelli indistinguibili dagli originali, ma a una frazione del costo. Se sono indistinguibili (e spesso lo sono, checch\u00e9 ne dicano gli equini) ma costano un decimo, allora il tarocco non mi pare quello cinese: mi sembra invece il prezzo, per nulla Dolce, che si becca il povero fesso: felice e Gabbato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei tratti terrorizzanti (per me, un sacco di gente invece ci gode) della civilt\u00e0 dei consumi contemporanea riguarda la questione dei prezzi delle merci. A tutti piace spendere meno, no? 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