{"id":676,"date":"2010-03-05T13:41:13","date_gmt":"2010-03-05T11:41:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=676"},"modified":"2010-03-05T13:41:13","modified_gmt":"2010-03-05T11:41:13","slug":"technolard","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/technolard\/","title":{"rendered":"+ Techno &#8211; Lardo"},"content":{"rendered":"<p>Come sapete mi lamento spesso dell&#8217;Italia, e quando posso consiglio a tutti di andarsene, almeno per un po&#8217;. Questo semplice cambio di stato (teoricamente semplice, che in pratica pu\u00f2 rivelarsi assai complicato) ha un effetto davvero potente. Assai ben descritto dall&#8217;espressione &#8220;essere altrove&#8221;, che non solo ci descrive quando non stiamo dove viviamo, ma mette l&#8217;accento sull&#8217;essere: sono allegro, sono stanco, sono altrove. In questo senso &#8220;altrove&#8221; \u00e8 uno stato della mente &#8211; quasi come una droga &#8211; con effetti curiosi. Da un lato ci permette di intravedere molte potenzialit\u00e0 che non esprimeremmo non trovandoci altrove; dall&#8217;altro consente di capire con molta pi\u00f9 chiarezza cosa ci sia che non va nel posto da cui veniamo. Come dicevo all&#8217;inizio, non sono mai stato tenero con questo paese, che amo ma che detesto anche con ardore. Tra i mille difetti che gli ho trovato negli anni c&#8217;\u00e8 certamente la gerontocrazia (cio\u00e8 il dominio dei vecchi sui giovani, e delle idee vecchie su quelle nuove): non \u00e8 una novit\u00e0, non sono l&#8217;unico a soffrirne. Per\u00f2, essendo altrove, ho capito meglio la natura di questo squilibrio, che non ha tanto a che vedere col ricambio generazionale ma \u00e8 assai pi\u00f9 complessa: l&#8217;Italia non ama il futuro, non sa cosa farsene, mentre \u00e8 nel passato (e nella replica infinita di questo passato) che trova i suoi motivi di orgoglio.<\/p>\n<p>L&#8217;esempio perfetto naturalmente \u00e8 il cibo. Il migliore \u00e8 quello che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, i sapori antichi, dimenticati, da riscoprire. Subito dopo vengono i prodotti artigianali, frutto di una sapienza secolare, di strumenti perfezionati nei millenni, e che sarebbe assurdo cambiare. Il pasto veloce \u00e8 una stortura della quale siamo vittime in quanto sfortunatamente moderni; viceversa si rimpiangono quei pasti lenti e infiniti nei quali si aveva il tempo di assaporare, di degustare, di inebriarsi di aromi, sapori e sentori. I prodotti di questa gastronomia sono tradizionali, antichi, rari, prodotti con orgoglio come si faceva cent&#8217;anni fa.<\/p>\n<p>Sono contro questi prodotti? Giammai: amo l&#8217;olio buono e per un nodino di mozzarella pugliese potrei uccidere. Per\u00f2 detesto l&#8217;ideologia che c&#8217;\u00e8 dietro, che mi pare terrificante e pericolosissima. Ecco cosa c&#8217;\u00e8 scritto nel manifesto programmatico dell&#8217;encomiabile associazione Slow Food: &#8220;Questo nostro secolo, nato e cresciuto sotto il segno della civilt\u00e0 industriale, ha prima inventato la macchina e poi ne ha fatto il proprio modello di vita. La velocit\u00e0 \u00e8 diventata la nostra catena, tutti siamo in preda allo stesso virus: la Fast Life, che sconvolge le nostre abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a nutrirci nei Fast Food. Ma l&#8217;uomo sapiens deve recuperare la sua saggezza e liberarsi dalla velocit\u00e0 che pu\u00e0 ridurlo a una specie in via d&#8217;estinzione.&#8221;<\/p>\n<p>Ecco: questo mi fa paura, perch\u00e9 sottintende un&#8217;idea tremenda. Supponiamo che la vostra famiglia possieda un oliveto secolare, che produce un extravergine sublime. Nella vostra famiglia, da quando se ne ha memoria, si \u00e8 sempre fatto l&#8217;olio. E&#8217; naturale che voi dobbiate a vostra volta fare quello? Dipende: se vi piace e vi soddisfa allora s\u00ec. Ma se invece l&#8217;olio v&#8217;ha sfasciato le palle, e la vostra vocazione \u00e8 di scrivere software? Cazzi amari, almeno secondo Slow Food, a cui probabilmente l&#8217;idea di nascere col destino gi\u00e0 scritto probabilmente piace. Non a me. Io gioisco quando sento che il vino cileno \u00e8 eccellente, la mozzarella cubana \u00e8 accettabile e l&#8217;extravergine del Paraguay sa di olive. Godo perch\u00e9 questi sono indizi di liberazione per tutti quei ragazzi italiani che, pur rispettando il Lardo di Colonnata, non vogliono essere suoi schiavi a vita, e ripetere i gesti dei loro padri, dei loro nonni e avi, rimpiangendo un passato mitico che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 (e che spero non ritorni: i pranzi lenti mi scatenano la furia omicida). Non ce n&#8217;\u00e8: finche in Italia il passato sar\u00e0 meglio del futuro, e la tradizione migliore della modernit\u00e0, la situazione non cambier\u00e0. E forse ci estingueremo mentre siamo a tavola, alla terza ora di antipasti, mentre ci diciamo quanto stanno male altrove e che culo abbiamo avuto noi a nascere nel paese dei mille sapori &#8211; e delle zero speranze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come sapete mi lamento spesso dell&#8217;Italia, e quando posso consiglio a tutti di andarsene, almeno per un po&#8217;. Questo semplice cambio di stato (teoricamente semplice, che in pratica pu\u00f2 rivelarsi assai complicato) ha un effetto davvero potente. 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