{"id":5,"date":"2006-01-28T01:20:18","date_gmt":"2006-01-27T23:20:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/inloop\/2006\/01\/28\/john-lee-hookerness\/"},"modified":"2006-01-28T01:20:18","modified_gmt":"2006-01-27T23:20:18","slug":"john-lee-hookerness","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/john-lee-hookerness\/","title":{"rendered":"John Lee Hookerness"},"content":{"rendered":"<p>Una delle interessanti discussioni sulla musica elettronica, e sulle possibilit\u00e0 offerte dalla tecnologia a chi vuole fare musica, riguarda il grado di conoscenze teoriche che si dovrebbero avere. Molti sostengono che sia importante conoscere le regole dell&#8217;armonia, della melodia e del ritmo, per avere totale libert\u00e0 di scrittura. Quest&#8217;idea \u00e8 certamente vera nella musica classica e nel jazz moderno, ma entra in crisi prima col rock&#8217;n&#8217;roll e poi con l&#8217;avvento dei campionatori, che consentono di fare musica con altra musica, muovendo masse sonore in un modo solo lontanamente paragonabile alla musica tradizionale. E infatti c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra corrente (per la verit\u00e0 non molto popolosa) della quale faccio parte anch&#8217;io, che invece sostiene che non sia essenziale conoscere queste regole (consapevolmente: abbiamo ascoltato talmente tanta musica nelle nostre vite che alcune di queste forme ormai le conosciamo d&#8217;istinto), ma che anzi a volte sia dannoso.<\/p>\n<p>Nella storia della popular music queste due scuole di pensiero sono presenti, in forma implicita, da sempre. E ognuno di noi, salvo casi davvero estremi, apprezza musica di ambedue le specie. Ascolto Quincy Jones e Frank Zappa (esponenti dell&#8217;ala competente), ma anche i Modern Lovers e Dub Taylor (della sponda istintiva). Mi piacciono sia Gil Evans che Count Basie, sia Stockhausen che Kid Koala.<\/p>\n<p>Le ragioni di chi sostiene l&#8217;educazione musicale sono ovvie e sensate. Ma quelle di chi ne diffida non mi sembrano meno interessanti. Prendiamo ad esempio un gigante: John Lee Hooker. Quali sono le principali differenze tra JLH e Geppo Svisata, diplomato a pieni voti in canto, chitarra e composizione al Berklee college of Music? Geppo conosce perfettamente il suo strumento, arriva a fare trenta note al secondo ed \u00e8 in grado di farci quello che vuole: suona jazz, blues, pop e perfino la polka, se glielo chiedi. Compone in diversi stili ed \u00e8 in grado di armonizzare una melodia in sei modi diversi. Canta Sinatra, Elvis e Diana Krall, ma anche gospel e musical: \u00e8 un musicista completo.<\/p>\n<p>John Lee Hooker invece usava solo tre dita, suonava col pollice e usava accordature aperte, che consentono modulazioni limitatissime. Faceva interi concerti nella stessa tonalit\u00e0 e si accompagnava battendo forte il piede sul palco. La sua musica \u00e8 spesso costituita da una singola misura ripetuta, con variazioni ritmiche e di volume. Le strutture hanno delle strofe variabili e irregolari, diverse anche dentro lo stesso pezzo. La sua voce, grave e minacciosa, sa fare solo un genere: il suo. Parrebbe che Geppo sia migliore, ma sappiamo che non \u00e8 cos\u00ec: \u00e8 un onesto professionista, mentre John Lee Hooker (1917\/2001) \u00e8 venerato come un semidio.<\/p>\n<p>La sua forza sta nella Hookerness; lui non fa tutto quello che vuole, ma solo una cosa: quello che \u00e8. Il bello \u00e8 proprio che resta sempre lui, perfino nelle produzioni patinate degli ultimi anni. Un altro cos\u00ec era Ray Charles, che a Sanremo prese il pezzo di Toto Cotugno e lo Charlesizz\u00f2 al punto che alla fine pareva suo. Se invece uno conosce tante note poi alla fine le user\u00e0 tutte; se ha una soluzione pronta per ogni evenienza \u00e8 facile che alla fine la sua musica risulti prevedibile (con grandi eccezioni, ovviamente). Invece poi c&#8217;\u00e8 il blues il funk, il rock&#8217;n&#8217;roll e la quasi totalit\u00e0 della musica elettronica: musica che non vuole fare tutto, la cui forza \u00e8 anzi nel fare con poco, a volte quasi niente. Perch\u00e9 una musica con poche opzioni \u00e8 una musica inevitabile. E se per caso \u00e8 anche sublime, allora non ce n&#8217;\u00e8 pi\u00f9 per nessuno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle interessanti discussioni sulla musica elettronica, e sulle possibilit\u00e0 offerte dalla tecnologia a chi vuole fare musica, riguarda il grado di conoscenze teoriche che si dovrebbero avere. 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