{"id":465,"date":"2009-01-15T16:34:21","date_gmt":"2009-01-15T14:34:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=465"},"modified":"2009-01-15T16:34:21","modified_gmt":"2009-01-15T14:34:21","slug":"myspace-intervista-a-tom-anderson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/myspace-intervista-a-tom-anderson\/","title":{"rendered":"Myspace: intervista a Tom Anderson"},"content":{"rendered":"<p>(Testata: Rolling Stone)<\/p>\n<p>Scrivere della rete e delle sue storie di successo come Google, Napster o Myspace \u00e8 un po&#8217; come cercare di raccontare accuratamente l&#8217;epopea cinquecentesca delle scoperte geografiche: \u00e8 difficile avere notizie di prima mano, realt\u00e0 e mito si confondono inestricabilmente e ognuno racconta la propria versione. Ma a differenza di fatti oramai remoti, come la nascita di Internet o della preistoria della Apple, sulle vicende accadute dopo il 2000 c&#8217;\u00e8 un altro velo, ancora pi\u00f9 difficile da sollevare: il marketing mitologico (e naturalmente il suo contrario, la denigrazione a priori). Ci\u00f2 detto, questa \u00e8 una vicenda di tempismo perfetto, intuizioni possenti e grandissimo successo, e non saranno due o tre discrepanze a renderla meno notevole. Sappiamo quasi tutti che oggi la corsa del Web 2.0 (la rete vuota, da riempirsi a cura degli utenti) se la giocano Myspace e Facebook, a tal punto che lo scorso aprile, quando il secondo ha superato il primo nel numero di visite, ne ha parlato perfino la stampa quotidiana. Indubbiamente si trattava di una notizia, essendo Myspace una delle storie di successo pi\u00f9 strepitose degli ultimi anni, nella quale il social networking vero e proprio \u00e8 sempre di pi\u00f9 una parte del tutto.<\/p>\n<p>Myspace nasce ufficialmente nell&#8217;agosto 2003; \u00e8 la costola di una societ\u00e0 di marketing fondata nel &#8217;98 che gi\u00e0 si occupa di IT. Questo consente a Myspace di usufruire delle infrastrutture tecniche necessarie a un sito del genere che, dice la leggenda, va online a 10 giorni dalla creazione (mentre di solito ci vogliono dei mesi). Il meccanismo di Myspace non \u00e8 originale al 100%; anzi, per stessa ammissione di Tom Anderson (presidente di Myspace fin dall&#8217;inizio) l&#8217;ispirazione venne da Friendster, social network tuttora attivo e popolare in Asia. Il termine ispirazione forse \u00e8 un po&#8217; debole: Anderson (che ho incontrato qualche mese fa a Milano), Chris de Wolfe e il loro team sostanzialmente copiarono Friendster (nato l&#8217;anno precedente), migliorandone l&#8217;interfaccia e il meccanismo sociale. Questo per\u00f2, nel mondo delle tecnologie, \u00e8 un piccolo peccato veniale: in realt\u00e0 quasi nessuno inventa niente da zero, e moltissime feature di PC e Web vengono da altrove &#8211; licenziate, o pi\u00f9 spesso copiate. Va per\u00f2 detto che il cocktail messo a punto da Myspace \u00e8 subito vincente, e il mix di social network, blog, immagini, video e musica (che arrivano qualche tempo dopo) funzionava a meraviglia &#8211; a tal punto che a soli 23 mesi dal lancio (e con decine di milioni di iscritti) viene rilevato dalla News Corporation di Rupert Murdoch per la graziosa somma di 580 milioni di dollari.<\/p>\n<p>Il meccanismo di accesso, semplice e efficace, \u00e8 rimasto praticamente invariato dalle origini: ci si iscrive (molto rapidamente) e si accede a un profilo vuoto con grafica standard. All&#8217;inizio si ha un solo amico &#8211; il presidente Tom: &#8220;Il problema di Friendster&#8221;, dice Anderson, &#8220;era che all&#8217;inizio non si avevano amici, e il meccanismo di add prevedeva di poter essere solo amici di propri amici. Myspace invece, avendo tutti me come amico, consentiva di avere un solo grado di separazione tra tutti gli utenti.&#8221; Da qui la frase una volta onnipresente, ma oggi scomparsa: &#8220;Eminem (o Ges\u00f9) is in your extended network&#8221;. Tom, nel suo profilo (Uomo, 33 anni, Santa Monica, California) localizzato in tutte le lingue di Myspace, ha 249.713.081 amici, e nella casella &#8220;Mi piacerebbe conoscere&#8221; ha scritto: &#8220;Mi piacerebbe incontrare delle persone che mi insegnino qualche cosa, che mi ispirino e divertano&#8230; Ho degli amici molto vicini che conosco da sempre, ma mi piacerebbe averne molti di pi\u00f9.&#8221; Complimenti per la socialit\u00e0. Si fa anche fatica a credergli quando afferma: &#8220;Quella resta la mia pagina personale, e cerco di passarci almeno un&#8217;ora al giorno, ma spesso di pi\u00f9. E&#8217; un eccellente indicatore di come la pensano gli utenti, e per avere feedback sulle nuove funzionalit\u00e0.&#8221; Chiunque abbia un normale spazio sa che soltanto gestire 249 milioni di amici richiederebbe una piccola azienda.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/tmmsp.jpg\" alt=\"tmmsp\" title=\"tmmsp\" width=\"300\" height=\"243\" class=\"alignleft size-full wp-image-527\"  style=\"border:solid gray 1px\"\/>Ci sono poi alcune altre bizzarrie nella storia di Tom Anderson. La prima riguarda la sua et\u00e0: lui dice di essere del &#8217;75. Ma pare che invece sia del &#8217;70 (avendolo incontrato, francamente mi pare pi\u00f9 plausibile), e che si sia abbassato l&#8217;et\u00e0 perch\u00e9 un &#8220;amico Myspace&#8221; intorno ai 30 fa pi\u00f9 figo di un quasi quarantenne. La seconda riguarda la famosa foto del suo profilo, quella di 3\/4 con la maglietta bianca, probabilmente la singola immagine pi\u00f9 riprodotta della rete (e quindi forse della storia della fotografia), considerando che solo su Myspace ce n&#8217;\u00e8 una in ognuno dei profili dei suoi amici. Lui sostiene che sia stata scattata nel 2001 alla UCLA, da un non meglio precisato collega di corso (aggiungendo: &#8220;Speriamo che non si faccia vivo per reclamare il copyright!&#8221;), e che sarebbe la sua prima foto digitale. Non torna, innanzitutto perch\u00e9 molti di noi hanno foto digitali anteriori al 2001, e mi pare curioso che alla UCLA non circolassero le digicam. Mi pare invece pi\u00f9 probabile che, come sostengono i detrattori di Myspace, sia una foto scelta a tavolino. E scelta con cura: Tom \u00e8 un po&#8217; il poster boy di Myspace (i maligni sostengono che lo sia letteralmente, che sia pi\u00f9 un PR che un presidente), un modello lievemente nerd ma piacente, che con centinaia di milioni di dollari sul conto corrente, considera una vacanza farsi un giro degli uffici Myspace nel mondo: &#8220;La mia vita non \u00e8 cambiata coi soldi: ho comperato una casa circa un anno fa, e mi fa piacere sapere che se non vorr\u00f2 lavorare dopo Myspace potr\u00f2 farlo, ma quello che faccio mi appassiona ancora moltissimo.&#8221; Detto questo, Anderson rappresenta un nuovo genere di imprenditore Internet; uno che, a differenza di Brin e Page, Jobs o Gates non viene dal codice, anche se si mormora di sue imprese di hackeraggio giovanile, ma \u00e8 in grado di sovraintendere (da molti punti di vista) una cos\u00ec complessa e efficiente macchina da guerra.<\/p>\n<p>Nel tempo Myspace \u00e8 diventato onnipresente e internazionale (con uffici in una trentina di paesi e molte localizzazioni) restando sempre assai orizzontale. Quasi tutti hanno uno spazio, specialmente i musicisti. Gli esordienti, per i quali \u00e8 uno strumento insostituibile di relazioni e promozione, ma anche le star le quali, malgrado abbiano gi\u00e0 fior di siti web, trovano in Myspace la possibilit\u00e0 di ricongiungersi alla loro base, di esserci senza esserci &#8211; uno dei grandi sogni resi possibili dai media digitali. Tra i power user italiani c&#8217;\u00e8 gente del calibro di Ferro, Ramazzotti, Pausini (che si dice ami molto personalizzare le pagine degli amici) e, pi\u00f9 prevedibilmente, Cristina Scabbia dei Lacuna Coil. Ma non serve fare musica per avere uno spazio: chiunque in realt\u00e0 pu\u00f2 avere ottime ragioni per esserci, e su Myspace tutti gli spazi sono uguali. Questo \u00e8 uno dei segreti del suo successo: l&#8217;unica differenza visibile tra la pagina dei Jonas Brothers e quella di un loro fan \u00e8 il numero di amici (1.091.234 quelli dei fratellini verginelli, a met\u00e0 novembre). Ovviamente poi ci sono le differenze invisibili, e non sono piccole. Esistono nel mondo numerose aziende che si occupano di aprire, personalizzare e gestire spazi su Myspace, con grafiche coordinate, ricerca e aggiunta di amici e perfino risposte singole ai messaggi email: &#8220;Ho smesso perch\u00e9 mi ero stufata di smistare posta di fan femminili che si proponevano&#8221;, confessa un&#8217;ex addetta agli spazi di diversi artisti italiani che preferisce rimanere anonima.<\/p>\n<p>Il sito per\u00f2, in origine, non \u00e8 pensato come un servizio per musicisti: &#8220;Myspace nasce per tutti. La musica \u00e8 venuta solo in un secondo momento, su input degli stessi artisti&#8221;. Mi pare plausibile: bench\u00e9 nel mondo ci siano davvero moltissimi musicisti, \u00e8 chiaro che &#8220;tutti&#8221; \u00e8 una base di utenza assai pi\u00f9 larga. C&#8217;\u00e8 un altro dato curioso: in Europa ci sono molti pi\u00f9 artisti che negli USA, dove vince la vocazione social di Myspace, e le band sono solo circa il 3% degli utenti (contro il 35% europeo). Utenti che sono proprio tanti: 120 milioni al giorno (2.5 visitatori unici solo in Italia), che trascorrono sul sito una media di 158,2 minuti ognuno, caricando 20 milioni di foto e 105.000 video &#8211; sempre al giorno. Naturalmente il porno \u00e8 rigorosamente fuori da Myspace, e ci sono stati moltissimi casi di account chiusi (o immagini rimosse) per questa ragione. Il sesso invece sembra essere assai presente, e la domanda a Anderson sorge spontanea: la vita sessuale di un sacco di gente (incluse diverse rockstar nostrane, che ovviamente preferiscono rimanere anonime anche loro) si \u00e8 molto arricchita grazie a Myspace; \u00e8 successo anche a te? &#8220;Sicuramente,&#8221; ridacchia Tom, &#8220;\u00e8 nella natura dei social network quella di moltiplicare le occasioni di incontro anche fisico. In questo senso il profilo Myspace \u00e8 certamente un ottimo sistema che hanno i single per presentarsi.&#8221; Verrebbe da suggerirgli un servizio di dating online. Per\u00f2, a pensarci bene, Myspace lo \u00e8 gi\u00e0, e grazie alle ultime feature aggiunte (come l&#8217;instant messenger con VOIP) pare sia davvero efficacissimo.<\/p>\n<p>Ma non sono solo singoli o band ad avere uno spazio. E&#8217; sempre pi\u00f9 frequente vedere stampato un indirizzo Myspace in programmi di festival, men\u00f9 di paninoteche e perfino istituzioni culturali paludate, bench\u00e9 il contratto di servizio proibisca espressamente la presenza di aziende. Esistono spazi assurdi, come quello ufficiale della Universal Music (che per\u00f2 ha un accordo con Myspace per esserci) di una tristezza infinita, col logo corporate in cima, la sua pubblicit\u00e0 sotto quella altrui e solo 3991 amici, perlopi\u00f9 artisti Universal. O spazi assai improbabili, come quello del mio omonimo Sergio Messina, violinista classico siciliano, con un profilo (in ambedue i sensi) davvero stupefacente: musica tristissima con slide show a tutto schermo, che ne evidenzia appieno la scarsa fotogenia. Ma la maggior parte degli spazi ha molto senso, e i meccanismi di interazione funzionano a meraviglia &#8211; specie con la musica. I commenti, che all&#8217;inizio erano perlopi\u00f9 &#8220;Grazie per l&#8217;add e complimenti&#8221;, si sono trasformati in bacheche elettroniche dove far circolare informazioni &#8211; dalle date dei concerti alle feste, fino allo spam e al rimorchio telematico. E la grafica, all&#8217;inizio personalizzabile solo attraverso complesse procedure nerdomantiche, o utilizzando siti dedicati, oggi si pu\u00f2 &#8220;pimpare&#8221; (che \u00e8 il termine tecnico utilizzato dai pi\u00f9, e deriva dal programma di Mtv Pimp my ride) a piacimento con relativa facilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma Myspace come guadagna? Ufficialmente la principale fonte di reddito sono le impression pubblicitarie viste dagli utenti, circa 10 miliardi al giorno. Ma non banner e animazioni mostrate casualmente a visitatori e utenti; dice infatti Wikipedia: &#8220;Attraverso il sito e le reti pubblicitarie affiliate, Myspace \u00e8 secondo solo a Yahoo! nella capacit\u00e0 di raccogliere dati sugli utenti e quindi nella capacit\u00e0 di usare targeting comportamentale per selezionare le pubblicit\u00e0 che saranno mostrate ai singoli utenti.&#8221; Ma \u00e8 chiaro che, con un nome cos\u00ec caldo, le operazioni di co-marketing siano tante, e non tutte dichiarate. Nel futuro di Myspace, oltre ai banner, c&#8217;\u00e8 certamente la musica, innanzitutto attraverso la sua etichetta Myspace Music. L&#8217;operazione Pennywise (il cui nono album Reason to believe del 2008 \u00e8 stato distribuito gratuitamente online, sostenuto dalla pubblicit\u00e0, e stampato e distribuito negli USA dalla stessa etichetta) \u00e8 certamente un&#8217;indicazione di direzione. D&#8217;altronde se Myspace, come pare, vuole crescere davvero nella distribuzione digitale di musica, indipendente ma anche no, prima o poi dovr\u00e0 vedersela con quello che secondo me sar\u00e0 il suo prossimo e pi\u00f9 temibile competitor: l&#8217;iTunes music store di Apple, che oggi ha praticamente il monopolio sulle vendite digitali. In bocca al lupo, Tom (il gioco di parole \u00e8 voluto).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Testata: Rolling Stone) Scrivere della rete e delle sue storie di successo come Google, Napster o Myspace \u00e8 un po&#8217; come cercare di raccontare accuratamente l&#8217;epopea cinquecentesca delle scoperte geografiche: \u00e8 difficile avere notizie di prima mano, realt\u00e0 e mito si confondono inestricabilmente e ognuno racconta la propria versione. 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