{"id":429,"date":"2001-11-14T18:16:35","date_gmt":"2001-11-14T16:16:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=429"},"modified":"2001-11-14T18:16:35","modified_gmt":"2001-11-14T16:16:35","slug":"premi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/premi\/","title":{"rendered":"Premi"},"content":{"rendered":"<p>Ho sempre avuto una certa diffidenza verso i premi; infatti &#8211; a parte il Nobel e qualche altro &#8211; sembrano riconoscimenti che una data categoria si autoconsegna per darsi importanza: i fornai premiano se stessi, e lo stesso fanno i pubblicitari e i bar. Serve a qualcosa vincere un premio? A parte il Nobel, che consiste in un utilissimo miliardo di lire (circa), direi di no. Il mio fornaio espone con orgoglio la targa di &#8220;Panificatore Lombardo 1989 (categoria grissini)&#8221;, ma in realt\u00e0 non mi pare che lo si scelga per questo. Da qualche anno abbiamo il Premio Italiano della Musica. Non so se ce ne fosse bisogno: di solito certifica i successi della passata stagione, e scommette sempre su nuove leve di sicura presa. Giustamente: \u00e8 un evento mainstream, realizzato da grandi mass media e trasmesso dalla tv in prima serata. Non mi aspetto certo un premio alla carriera a Maurizio Bianchi.<\/p>\n<p>Da adesso abbiamo anche un &#8220;Premio Italiano Videoclip&#8221;. Non so dire se questo premio potr\u00e0 contribuire a sbloccare la situazione paradossale del videoclip in Italia, incastrato tra un bel po&#8217; di talento inesploso (di chi fa i clip) e la politica bastarda dei network musicali, che non trasmettono quelli pi\u00f9 innovativi (o li mandano in speciali riserve, oggetto di antropologia da salotto) di fatto operando una censura alla fonte: nessuna casa discografica spende pi\u00f9 in clip che poi la tv non trasmetter\u00e0. E cos\u00ec vai di tette, piscine, belle macchine, etc.<\/p>\n<p>In questa brutta situazione nasce il Piv, ospitato dal Meeting delle Etichette Indipendenti e animato da persone che invece sembrano pi\u00f9 attente alle diversit\u00e0. Infatti ci dicono:<\/p>\n<p>&#8220;Il Premio \u00e8 diviso in due categorie: una dedicata alla produzione di video noti al grande mercato, l&#8217;altra alla produzione indipendente e a basso budget. In attesa dell&#8217;assegnazione del Premio al Migliore Video dell&#8217;anno 2001, sono stati gi\u00e0 definiti i riconoscimenti speciali assegnati dal Premio, i quali si propongono di andare anche a riscoprire episodi e fenomeni importanti della storia del videoclip italiano&#8221;.<\/p>\n<p>Due buone notizie: doppia categoria, e quindi un premio ad un indipendente (forse innovativo) e i riconoscimenti storici: operazione retroattiva utile e meritoria, almeno fino alla riga successiva del comunicato:<br \/>\n&#8220;Il premio per la sperimentazione nei videoclip 80 &#8211; 90 viene assegnato a Lucio Dalla per il contributo che l&#8217;artista ha dato all&#8217;innovazione dell&#8217;arte del videoclip attraverso la sperimentazione nei seguenti video musicali: &#8220;Viaggi Organizzati&#8221; (1984), &#8220;Caruso&#8221; (1988), &#8220;Denis&#8221; (1990) e &#8220;Henna&#8221; (1993).&#8221;<\/p>\n<p>Dalla \u00e8 un &#8220;innovatore dell&#8217;arte del videoclip&#8221;? Io c&#8217;ero negli anni &#8217;80\/90 e ci guardavo attentamente, ma di questi video me ne ricordo vagamente uno (e cos\u00ec le canzoni: &#8220;Caruso&#8221; &#8211; che per\u00f2 conoscevo gi\u00e0 coi titoli &#8220;Dicitancielle vuie&#8221; e &#8220;Te voglio bene assaie&#8221;). Di tutti gli esperimenti, visioni, roba allucinata e tutta italiana (di videoteatro musicale, per esempio) che ha davvero contribuito all&#8217;innovazione dell&#8217;arte del videoclip negli anni &#8217;80\/&#8217;90 che ti vanno a pescare? &#8220;Denis&#8221; di Lucio Dalla. E dire che non \u00e8 la memoria a difettargli:<\/p>\n<p>&#8220;Il premio per il migliore rockumentary anni &#8217;90 viene assegnato a Edoardo Bennato per il contributo dato all&#8217;innovazione dell&#8217;arte delle immagini musicali attraverso la realizzazione del rockumentary &#8220;Joe e suo nonno&#8221; a firma Joe Sarnataro.&#8221;<\/p>\n<p>Pure io c&#8217;ho buona memoria, e me lo ricordo bene &#8220;Joe e suo nonno&#8221; (a firma Joe Sarnataro): agghiacciante. Lo guardavo mentre mangiavo &#8211; proprio per vedere fin dove potesse arrivare (a spese della Rai) l&#8217;imbarazzante performance di Bennato, all&#8217;epoca gi\u00e0 sgonfio da anni . E oggi, mentre Edoardo &#8211; smessi i panni di innovatore &#8211; si dedica all&#8217;arte degli spot, scopro invece di essere stato testimone di un&#8217;opera cardine nella &#8220;innovazione dell&#8217;arte delle immagini musicali&#8221; degna di un premio.<\/p>\n<p>Non so proprio immaginare perch\u00e9, nella storia universale del videoclip italiano, il Piv abbia scelto questi qui (assieme ai pi\u00f9 sensati Raf e Verdena). Non saprei nemmeno dire quali effetti possa avere questa attribuzione: mi pare tutto un po&#8217; surreale. Ma coi premi a volte capita: perdono di senso ancora prima della prima edizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho sempre avuto una certa diffidenza verso i premi; infatti &#8211; a parte il Nobel e qualche altro &#8211; sembrano riconoscimenti che una data categoria si autoconsegna per darsi importanza: i fornai premiano se stessi, e lo stesso fanno i pubblicitari e i bar. Serve a qualcosa vincere un premio? 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