{"id":40,"date":"2008-12-21T18:14:42","date_gmt":"2008-12-21T16:14:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/inloop\/?p=40"},"modified":"2008-12-21T18:14:42","modified_gmt":"2008-12-21T16:14:42","slug":"prima-di-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/prima-di-obama\/","title":{"rendered":"Prima di Obama"},"content":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 non pensare a Barak Obama con commozione, a pochi giorni dalla sua nomina a presidente degli Stati Uniti. L&#8217;occasione \u00e8 storica, era davvero difficilmente prevedibile (anche se si \u00e8 sempre detto che prima o poi sarebbe successo) e apre la strada a un grande cambiamento. Naturalmente, per un giornale di musica, l&#8217;occasione \u00e8 decuplicata: sappiamo tutti del contributo degli USA alla cultura musicale mondiale nel secolo scorso, e in particolare di quello degli afro-americani. Senza il blues, o il jazz, la musica sarebbe profondamente diversa &#8211; anche la nostra. Il contributo americano alla cultura Pop contemporanea \u00e8 incalcolabile: sono stati certamente i pi\u00f9 fecondi. Prendete il ritmo, per esempio: lo swing, che ha dominato il movimento delle gambe per quasi 50 anni, sembrerebbe essere il frutto, tutto americano, dell&#8217;incontro tra certi ritmi africani e altri irlandesi. Quel ritmo che poi James Brown trasforma in funk, spostando l&#8217;accento sull&#8217;uno della misura &#8211; The One, come lo chiamava lui &#8211; inventando cos\u00ec la musica moderna. O il bluegrass, che noi siamo abituati a identificare coi bianchi del sud, mentre si suona col banjo, uno strumento di derivazione assai africana. O tutto l&#8217;universo afro-futurista elettronico, da George Clinton a Sun Ra passando per gli Invisible Skratch Picklez, che si impossessa dell&#8217;elettronica e ne svela la natura tribale. Non ce n&#8217;\u00e8: nella mescola della musica americana, il contributo dei neri \u00e8 stato davvero importante, secondo solo al contributo della musica americana a quella mondiale. In fondo \u00e8 una delle cose che ci sorprendono dell&#8217;America, anche in negativo: io chiedo sempre a tutti gli americani se nella loro citt\u00e0 c&#8217;\u00e8 una via intitolata a Duke Ellington, o a Jimi Hendrix, e mi scandalizzo un po&#8217; quando mi dicono di no (quasi sempre).<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se \u00e8 vero che Obama ha raggiunto un enorme traguardo simbolico che ci fa sognare tutti un mondo migliore, non \u00e8 il primo afro-americano a farlo. Anzi, la lista degli inspirational black men \u00e8 assai lunga. Inizierei da Robert Johnson, che si dice vendette l&#8217;anima al diavolo per far suonare una chitarra come fossero due (e basta ascoltarlo per accertarsene), per poi citare Satchmo, il grandissimo Louis Armstrong che ridendo e scherzando, com&#8217;era nella sua natura, ha inventato il jazz moderno. Come dimenticare Little Richard e Chuck Berry, che hanno mostrato al mondo una via alla liberazione, del corpo e della mente? E poi Lester Young e Marvin Gaye, due presidenti nel loro genere. Luther KIng e Malcolm X, l&#8217;infinito MIles Davis e Hendrix, quello che dopo di lui niente \u00e8 mai pi\u00f9 stato come prima. Charlie Parker, Mahalia Jackson, Bill Withers, Grandmaster Flash&#8230; La lista \u00e8 lunghissima, e ognuno di noi ha la sua personale hit parade. Fatta di afro-americani che, come dice Cornel West, hanno saputo affermare: &#8220;Di fronte alla mostruosit\u00e0, io ho l&#8217;eleganza, lo stile e la dignit\u00e0 di mostrarti che la tua mancanza di rispetto non mi schiaccia: la prendo e la trasformo in genio artistico.&#8221; Gente che partiva da meno cento, e che \u00e8 riuscita a cambiare il mondo, letteralmente.<\/p>\n<p>Che Obama stia diventando presidente \u00e8 un fatto storico, e portentoso. So che ci sono mille motivi per cui questo \u00e8 successo. E so che uno di questi motivi, uno importante, ha a che vedere con la musica, e la cultura che si accompagna con la musica. E insieme a Obama, non dietro, vedo tutte queste persone. Nessuna delle quali \u00e8 stata a Harvard, e in molti casi non \u00e8 stata nemmeno a scuola. Che non poteva bere alle fontanelle o sedersi dove gli pareva sull&#8217;autobus. E che per\u00f2, se non avesse fatto quello che ha fatto, non solo la mia vita sarebbe diversa, ma molte cose non esisterebbero. Come il 90% delle cose che trovate nelle pagine che seguono, e il 99% di quelle che state ascoltando alla radio (o nello stereo) mentre leggete. Yes, we can. And they did.<\/p>\n<p>(si ringrazia Luca Celada)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si pu\u00f2 non pensare a Barak Obama con commozione, a pochi giorni dalla sua nomina a presidente degli Stati Uniti. L&#8217;occasione \u00e8 storica, era davvero difficilmente prevedibile (anche se si \u00e8 sempre detto che prima o poi sarebbe successo) e apre la strada a un grande cambiamento. 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