{"id":314,"date":"1996-11-14T16:57:14","date_gmt":"1996-11-14T14:57:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/1996\/11\/autogrill\/"},"modified":"1996-11-14T16:57:14","modified_gmt":"1996-11-14T14:57:14","slug":"autogrill","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/autogrill\/","title":{"rendered":"Autogrill"},"content":{"rendered":"<p>Anche l&#8217;occhio vuole la sua parte. Con questo adagio dal sapore di saggezza antica i nostri nonni liquidavano l&#8217;apparenza di una cosa che aveva le sue qualit\u00e0 salienti altrove (come una torta di fragole o un&#8217;automobile). Con l&#8217;avvento del consumismo pesante l&#8217;occhio si \u00e8 ritrovato, poverino, sommerso da stimoli attraenti in provenienza da merci non propriamente visuali (si vende pi\u00f9 tonno se la scatola \u00e8 bella, anche se quel tonno fa schifo). Parallelamente si \u00e8 sviluppato, presso i commercianti e le ditte, il perverso concetto di presentazione dei prodotti, fino a diventare quasi un&#8217;ossessione. Esiste un luogo (anzi, un non-luogo, come vedremo pi\u00f9 avanti) dove l&#8217;allestimento delle merci diventa un&#8217;apoteosi sensoriale; dove queste possono finalmente svilupparsi a piacimento nello spazio (e anche nel tempo) apparendoci nella loro veste pi\u00f9 sfavillante e convincente: l&#8217;Autogrill.<\/p>\n<p>Mi riferisco agli Autogrill pi\u00f9 comuni, con quei bei nomi evocativi (Aglio est, Panetta sud, etc.) che si incontrano principalmente sull&#8217;Autosole: quelli, per intenderci, dei panini Fattoria.<\/p>\n<p>Teoricamente l&#8217;Autogrill sarebbe un luogo amico: puoi comperarci il giornale, le sigarette e farci colazione; puoi farci un pasto rapido oppure sederti e ordinare, telefonare, cambiare l&#8217;acqua. Insomma non sarebbe neanche tanto male, se non fosse che:<\/p>\n<p>negli Autogrill tutto induce alla contemplazione estatica delle merci, allestite lungo chilometri di corridoi che si \u00e8 costretti a percorrere per intero da un perverso e ferreo meccanismo di ingressi ed uscite. Si sa quando si entra, ma non si pu\u00f2 mai dire quanto tempo passer\u00e0 prima di riguadagnare l&#8217;uscita, ne&#8217; cosa mai si sar\u00e0 tentati di prendere sul percorso: piramidi di panettoni, di Pizzoccheri della Valtellina, di cioccolate, file di caramelle, di calzini, di assorbenti ti invocano, muti, in un crescendo visivo inebriante e quasi demoniaco. Puoi comprarci di tutto, negli Autogrill: te ne accorgi mentre fai la fila alla cassa (col giornale e una bottiglia d&#8217;acqua) dietro ad uno che deve pagare 78 cacciavite, sei chili di Fusilli, peperoncini, piatti di carta, un set di posate in osso di Daino, una pentola per la pasta, un fornelletto con bombola di gas, una bottiglia di Nocino a forma di Sant&#8217;Elia, una dentiera per la zia, un poster di LaToya Jackson, la cassetta AmaroLucano Compilation e una cinta con la scritta &#8220;Viva il Comunismo&#8221; in russo (che lui non capisce e disapproverebbe).<\/p>\n<p>Gli Autogrill sono un non-luogo: una volta dentro non sai pi\u00f9 in che localit\u00e0 geografica ti trovi; sei in un maledetto incubo architettonico, sempre identico ovunque, un mix tra un aeroporto e una cattedrale: il Tempio del Superfluo. Un luogo provvisto di proprie tradizioni, usanze tipiche e propri prodotti &#8220;locali&#8221; che danno luogo a veri e propri folclori paralleli, come la leggendaria Noce di Prosciutto al Pepe.<\/p>\n<p>La Noce di Prosciutto al Pepe \u00e8 un oggetto storicamente importantissimo: si tratta infatti della prima ed insuperata &#8220;Simulazione di prodotto tipico locale&#8221;. E&#8217; venduta soltanto negli Autogrill (l&#8217;avete mai vista altrove?) ma rimanda ad un passato di baita, di tradizione montanara (e infatti la Noce \u00e8 proposta in ceste di legno grezzo, impacchettata ma visibile) che semplicemente non esiste, proprio come la Valle degli Orti o l&#8217;Uomo del Monte. In ogni Autogrill, fateci caso, c&#8217;\u00e8 un tempietto della Noce, una cappella lignea dedicata a questo Santo Patrono del Prodotto Locale Immaginario (archetipo mitico del genere &#8220;finto-naturale&#8221;) giustamente collocata nell&#8217;immenso Tempio Pagano della Merce; una stazione della Via Crucis commerciale che ci tocca ogni volta che ci scappa in autostrada.<\/p>\n<p>PS: Com&#8217;\u00e8 che in Autogrill si vendono cos\u00ec tanti alcolici sfusi? Sar\u00e0 una iniziativa dell&#8217;Unione Italiana Demolitori di Auto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche l&#8217;occhio vuole la sua parte. Con questo adagio dal sapore di saggezza antica i nostri nonni liquidavano l&#8217;apparenza di una cosa che aveva le sue qualit\u00e0 salienti altrove (come una torta di fragole o un&#8217;automobile). 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