{"id":31,"date":"2008-04-12T16:23:32","date_gmt":"2008-04-12T14:23:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/inloop\/2008\/04\/12\/in-levare-e-in-mettere\/"},"modified":"2008-04-12T16:23:32","modified_gmt":"2008-04-12T14:23:32","slug":"in-levare-e-in-mettere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/in-levare-e-in-mettere\/","title":{"rendered":"In levare e in mettere"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;insegnamento \u00e8 spesso un&#8217;esperienza assai stimolante, specie se si spiega una materia ancora non completamente codificata come il sound design o la musica elettronica. Spesso infatti si \u00e8 obbligati a avventurarsi in zone poco battute, nel tentativo di spiegare concetti nuovi per i quali non solo non c&#8217;\u00e8 una teoria, ma non ci sono neanche le parole per dirli. Ne ho gi\u00e0 parlato in questa pagina: le nuove forme richiedono nuovi strumenti teorici, a partire da un vocabolario.<\/p>\n<p>Uno dei concetti a cui annualmente dedico alcune lezioni \u00e8 proprio uno di questi, certamente codificato ma comunque nebuloso e inafferrabile, bench\u00e9 tutto sommato evidente: il pieno e il vuoto, in musica e nel sound design. Intuitivamente sappiamo tutti cosa si intende per vuoto e pieno, e sapremmo indicare dei brani di ambedue i tipi. Ma se si cerca di afferrarlo, il concetto sfugge. Istintivamente pensiamo che una musica vuota sia fatta di pochi suoni. Questo \u00e8 vero solo in parte: molti degli straordinari dischi di Gerald Jupitter-Larsen, musicista noise-concettuale americano, sono realizzati con uno, massimo due elementi sonori (rigorosamente mono); eppure sono tra gli ascolti pi\u00f9 pieni che si possano immaginare. I Metallica, in quattro, fanno molto pi\u00f9 pieno di un&#8217;orchestra che suona Bach. Non \u00e8 nemmeno una questione di volume: uno degli appunti che si fanno alla musica Techno \u00e8 quella di essere vuota e ripetitiva &#8211; la seconda obiezione essendo che si suona troppo forte. Nemmeno la velocit\u00e0 del ritmo sembra essere decisiva: c&#8217;\u00e8 musica lenta e pienissima, o veloce ma vuota.<\/p>\n<p>Quello della contrapposizione tra pieno e vuoto in musica (e quindi nel sound design) \u00e8 un tema antico, che nella musica classica (specie in quella sinfonica) raggiunge livelli altissimi, e nel XX\u00b0 secolo diventa un tratto fondamentale di tutte le avanguardie. A volte anche troppo: sono un grande fan della musica che si svuota, ma a volte questo sembra essere l&#8217;unico espediente a disposizione del compositore. La musica Pop (in un senso ampio) invece lo scopre molto tardi; il jazz solo negli anni &#8217;50, e il rock nella seconda met\u00e0 dei &#8217;60. All&#8217;inizio si tratta perlopi\u00f9 di esperimenti (penso a Revolution 9 dei Beatles, per esempio), ma gi\u00e0 coi Pink Floyd (e tutto il prog rock, in realt\u00e0) il vuoto diventa una delle soluzioni possibili.<\/p>\n<p>E&#8217; con la nascita dello studio\/strumento e del fonico\/musicista che vuoto e pieno in musica conoscono una nuova primavera. Quando il mixer diventa uno strumento musicale, il tasto &#8220;mute&#8221; delle singole tracce rende possibile lo svuotamento istantaneo della musica. Questo, accoppiato agli effetti (in particolare equalizzatore, riverbero e delay), ha dato vita a un genere fondamentale per la musica di oggi: il Dub. Nel Dub si sperimentano per la prima volta delle soluzioni di pieno\/vuoto che poi diventeranno grandi classici, comuni a tutte le musiche elettroniche di matrice Pop. Di pi\u00f9: il Dub \u00e8 la prima musica &#8220;leggera&#8221; a porsi il problema del suono come massa, volume da spostare, scolpire, incavare &#8211; insomma da trattare come una scultura. I grandi Dub Master, come Lee Perry o Mad Professor, sono maestri proprio nell&#8217;arte di modellare la materia sonora, scavandola fino a quando sembra che stia per rompersi, per poi riempirla di nuovo.<\/p>\n<p>Bisogna ringraziare questi pionieri; senza di loro oggi la musica sarebbe molto pi\u00f9 povera, e il vuoto in musica sarebbe rimasto appannaggio della musica colta. Che, penso a certo pianismo italo-estatico, produce parecchia musica vuota, ma nell&#8217;altro senso &#8211; quello che non ci piace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;insegnamento \u00e8 spesso un&#8217;esperienza assai stimolante, specie se si spiega una materia ancora non completamente codificata come il sound design o la musica elettronica. 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