{"id":285,"date":"2009-05-22T17:22:18","date_gmt":"2009-05-22T15:22:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2009\/05\/22\/i-miei-compaesani\/"},"modified":"2009-05-22T17:22:18","modified_gmt":"2009-05-22T15:22:18","slug":"i-miei-compaesani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/i-miei-compaesani\/","title":{"rendered":"I miei compaesani"},"content":{"rendered":"<p>Che meraviglia gli italo-americani, contemporaneamente simili e diversi dallo stereotipo di cinema e tv &#8211; stile Sopranos. Ovviamente alcune cose sono vere: l&#8217;accento (mirabilmente rappresentato da Joe Pesci in Goodfellas, un film che dovrebbe esistere solo in lingua originale), il vestiario maschile (gessati, camicie lucide e mocassini furibondi), l&#8217;amore per tutto ci\u00f2 che \u00e8 italiano. Ma gli italo-americani sono innanzitutto americani, anzi sono una delle comunit\u00e0 pi\u00f9 numerose; e in passato non hanno avuto vita facile. La storia \u00e8 nota: arrivavano a migliaia su &#8220;bastimenti&#8221; bestiali, per poi essere filtrati e sanitizzati in posti non poi cos\u00ec dissimili dai nostri Centri di identificazione e espulsione, il pi\u00f9 noto dei quali era Ellis Island a New York. Una volta fuori non era certamente semplice, per ragioni simili a quelle per cui non \u00e8 facile per i migranti a casa nostra: problemi di lingua, di adattamento culturale e ovviamente di razzismo. Ecco come mai, fin dall&#8217;inizio, ci fu il fenomeno delle Little Italy: in un paese a cui non piaci, e che ti tollera a malapena, trovarsi tra simili diventa essenziale. Assistiamo a fenomeni simili in moltissime citt\u00e0 italiane nel 2009, per lo stesso motivo: l&#8217;Italia pensa di non essere un paese razzista, ma basta entrare in confidenza con un immigrato per scoprire che non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Una volta regolarizzati, la stragrande maggioranza dei nostri concittadini emigranti adott\u00f2 una strategia non poi cos\u00ec dissimile da quella degli immigrati in Italia: essere dei gran lavoratori. Pu\u00f2 sorprendere (e certamente ha sorpreso me), ma qui gli italiani sono considerati infaticabili e intraprendenti, e pian pianino si sono conquistati un notevole spazio, anche culturale. &#8220;All&#8217;inizio \u00e8 stata durissima,&#8221; mi racconta Pauley, negli Usa da 50 anni, &#8220;non capivo niente, mi sfottevano e mi pagavano niente. Poi, a furia di lavorare 12, 15 ore al giorno, ho iniziato a costruirmi un futuro &#8211; per me e per i miei figli. Oggi, finalmente, gestisco il mio ristorante e posso dire di avercela fatta. Sono molto grato a questo paese: malgrado le sofferenze sono felice di stare qui, e non tornerei indietro.&#8221; Ovviamente, in questi cinquant&#8217;anni, Pauley \u00e8 profondamente mutato, e la sua italianit\u00e0 nel tempo \u00e8 diventata italo-americanit\u00e0.<\/p>\n<p>Recentemente ho visto in teatro &#8220;A Bronx tale&#8221; un magnifico monologo scritto e interpretato dall&#8217;attore italo-americano Chazz Palminteri (ne esiste anche una versione cinematografica). Racconta della sua infanzia nel Bronx, la Little Italy della sua giovent\u00f9. E malgrado interpreti molti dei luoghi comuni sugli italiani (presumibilmente veri), racconta anche una storia di riscatto e di emancipazione. Perch\u00e9 gli italiani hanno fatto grandi progressi in molti rami della vita americana: sono italiani due tra i politici pi\u00f9 popolari di New York, il sindaco Rudy Giuliani e l&#8217;ex governatore Mario Cuomo. Nel cinema esiste una specie di lobby italo-americana potentissima: attori, registi, sceneggiatori, ecc. Poi ci sono i sorpresoni: lo sapevate che il biondissimo wrestler Hulk Hogan di cognome fa Bollea?<\/p>\n<p>Insomma gli italian-american hanno fatto un sacco di strada dai tempi dell&#8217;ultimo linciaggio ai danni di italiani per motivi razziali, avvenuto in Virgina alla fine dell&#8217;800. E malgrado tutto (inclusa la mafia, le truffe e l&#8217;insulto Wop, l&#8217;equivalente di negro per noi italiani) hanno saputo riscattarsi e acquisire una posizione di rispetto nella societ\u00e0 americana. Mi pare un segno di speranza per tutti gli immigrati che stanno cercando di farcela, ovunque. Anche loro lavorano moltissimo, e hanno dovuto (e, temo, dovranno ancora) patire ingiustizie, angherie e nomignoli indecorosi. Vedremo se, col tempo, la societ\u00e0 italiana sapr\u00e0 essere giusta e riconoscente verso di loro come \u00e8 stata quella americana con noi. Onestamente per\u00f2, per mille ragioni, la vedo lunga.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che meraviglia gli italo-americani, contemporaneamente simili e diversi dallo stereotipo di cinema e tv &#8211; stile Sopranos. 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