{"id":282,"date":"2009-02-03T06:00:58","date_gmt":"2009-02-03T04:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/?p=92"},"modified":"2009-02-03T06:00:58","modified_gmt":"2009-02-03T04:00:58","slug":"yes-they-did","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/yes-they-did\/","title":{"rendered":"Yes they did!"},"content":{"rendered":"<p>Saluti dagli USA. Mentre scrivo sono in corso i preparativi per quello che viene giustamente definito un evento di portata epocale: l&#8217;insediamento del primo presidente afro-americano della storia di questo paese. La definizione non \u00e8 sicuramente esagerata, questo lo si pu\u00f2 capire anche dall&#8217;Italia. Stando qui poi la sensazione \u00e8 davvero palpabile &#8211; basta farsi un giro per il (freddissimo) centro di Chicago, la citt\u00e0 dalla quale \u00e8 partita la corsa di Obama verso la presidenza: la sostanziale inferiorit\u00e0 socio-economica dei neri \u00e8 visibilissima, e se per tutti gli americani questo \u00e8 un grande evento (tranne per qualcuno che lo considera una sciagura terribile), per gli afro-americani \u00e8 la promessa di un futuro migliore, di opportunit\u00e0 pi\u00f9 pari e di un sostanziale cambiamento. Non a caso lo slogan della campagna elettorale \u00e8 stato imperniato proprio su questa parola: change.<\/p>\n<p>Stando qui ho anche avuto modo di ascoltare i discorsi di Obama, e devo dire che l&#8217;uomo sa parlare, cosa dire e come rivolgersi a una nazione ancora per molti versi divisa sulla questione razziale. E se certamente parte del suo messaggio \u00e8 teso a rassicurare l&#8217;intera popolazione sulla sua seriet\u00e0, capacit\u00e0 manageriale e impegno nel risolvere i molti gravi problemi del paese (primo fra tutti la virulenta crisi economica che, negli ultimi mesi, si \u00e8 portata via diversi milioni di posti di lavoro), non sfugge l&#8217;altra faccia della sua idea: quella di un&#8217;America diversa, della visione a lungo termine di un paese trasformato, pi\u00f9 giusto e sostanzialmente migliore. Il termine inglese che si usa in questi casi (e che mi pare intraducibile) \u00e8 inspirational, e non ce n&#8217;\u00e8, Obama lo \u00e8 assai, come lo erano molti dei leader neri che lo hanno preceduto: Martin Luther King, celebrato ogni anno con una giornata di vacanza (quest&#8217;anno ricorre luned\u00ec 19\/1, il giorno prima dell&#8217;insediamento), Malcolm X o Jesse Jackson, le cui lacrime incontenibili il giorno della proclamazione di Obama restano una delle immagini pi\u00f9 commoventi che abbia mai visto in televisione.<\/p>\n<p>Si, perch\u00e9 Barak Obama non \u00e8 il primo afro-americano inspirational che la storia abbia visto; in realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;ultimo di una lunghissima lista della quale, in questa occasione storica, mi piace fare qualche nome. Innanzitutto James Brown, l&#8217;inventore (che vi piaccia o meno) della musica moderna: la sua &#8220;Say it loud (I&#8217;m black and I&#8217;m proud)&#8221; del 1968 resta uno degli inni pi\u00f9 poderosi dell&#8217;orgoglio afro-americano, e non \u00e8 un esempio isolato. Tra il &#8217;68 e il &#8217;72, in una sapiente alternanza di argomenti politici e sessuali, ha saputo ispirare la sua generazione, e molte di quelle venute dopo. Cosa dire di Marvin Gaye? L&#8217;album &#8220;What&#8217;s going on&#8221;, del &#8217;71, \u00e8 una specie di bomba inspirational a 360 gradi, dalla povert\u00e0 (&#8220;Inner city blues&#8221;) alla guerra (&#8220;What&#8217;s happening brother&#8221;) fino all&#8217;ecologia (&#8220;Mercy Mercy Me (The Ecology)&#8221;) &#8211; un tema davvero mai trattato fino a quel momento. E vogliamo parlare di Bob Marley, il cui messaggio continua a ispirare nuove generazioni e la cui potenza comunicativa resta, secondo me, tuttora insuperata?<\/p>\n<p>Tutte queste persone hanno ispirato me e miliardi di altri come me &#8211; inclusi probabilmente molti di voi. Lo hanno saputo fare nonostante la discriminazione razziale, le opportunit\u00e0 dispari e lo svantaggio di partenza. Lo hanno fatto senza essere laureati a Harvard, senza essere senatori, senza giacca e cravatta. Questi uomini e donne hanno fatto muovere il mondo solo grazie alla potenza del loro messaggio e alla bont\u00e0 della loro arte. Benvenuto quindi Barak Obama, e felicitazioni a tutti noi: la sua elezione \u00e8 un passo avanti per l&#8217;umanit\u00e0 intera, comunque la pensiate sugli Stati Uniti. Speriamo che, oltre che nero, sia anche un buon presidente, giusto, saggio e efficiente. E che sappia continuare a ispirare il mondo come hanno meravigliosamente fatto migliaia di afro-americani prima di lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Saluti dagli USA. Mentre scrivo sono in corso i preparativi per quello che viene giustamente definito un evento di portata epocale: l&#8217;insediamento del primo presidente afro-americano della storia di questo paese. La definizione non \u00e8 sicuramente esagerata, questo lo si pu\u00f2 capire anche dall&#8217;Italia. 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