{"id":269,"date":"2008-01-15T20:34:38","date_gmt":"2008-01-15T18:34:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2008\/01\/15\/free-tibet-pero-davvero\/"},"modified":"2008-01-15T20:34:38","modified_gmt":"2008-01-15T18:34:38","slug":"free-tibet-pero-davvero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/free-tibet-pero-davvero\/","title":{"rendered":"Free Tibet (per\u00f2 davvero)"},"content":{"rendered":"<p>Una delle pochissime battaglie sulla quale l&#8217;intero mondo occidentale concorda \u00e8 certamente quella per la liberazione del Tibet: dai Beastie Boys (organizzatori nel &#8217;95 del Tibetan Freedom Concert) a Letizia Moratti (&#8220;Il Dalai Lama \u00e8 un vero simbolo di pace&#8221;) siamo tutti d&#8217;accordo. Il Dalai Lama ci piace, il Tibet ci pare un paradiso, siamo indignati col governo cinese per la repressione violenta della cultura tibetana e desideriamo l&#8217;autodeterminazione di quel popolo, a partire dalla sua autonomia: dal 1951 il Tibet \u00e8 stato annesso alla Cina, e da allora ci sono stati oltre un milione di morti e innumerevoli arresti. In cima a tutto questo ho anche delle motivazioni personali: ci sono stato, e ho avuto modo di apprezzare l&#8217;insospettabile simpatia dei tibetani, montanari buddisti pratici e per niente pomposi (come sono invece molti dei buddisti nostrani). Detto questo, vale la pena di fare un paio di considerazioni aggiuntive, giusto per capire meglio la questione.<\/p>\n<p>Prima del 1951 in Tibet c&#8217;era la teocrazia pi\u00f9 assoluta che si possa immaginare. I monaci (il cui capo era appunto il Dalai Lama) amministravano lo stato, ma anche la legge e la medicina. La gran parte dei tibetani erano servi, che &#8220;avevano il privilegio&#8221; di coltivare la terra, quasi tutta di propriet\u00e0 dei monaci. Le varie comunit\u00e0, tutte facenti capo ai ricchi e potenti monasteri, erano interamente assoggettate alla legge divina, amministrata dai monaci con l&#8217;ausilio di un piccolo ma cazzutissimo esercito che, nel corso dei secoli, ha sedato con violenza molte rivolte. L&#8217;intera vita dei tibetani ruotava intorno alla religione, e era abitudine (qualcuno dice anche obbligo) delle famiglie di spedire almeno un figlio in monastero. D&#8217;altronde anche la vita culturale era gestita dai monaci, e l&#8217;unica letteratura tibetana che la storia ci ha consegnato \u00e8 composta di libri sacri. Il Dalai Lama (che ci pare cos\u00ec gentile e dimesso) abitava a Lhasa, in un palazzo strabiliante di oltre mille stanze, il Potala. Insomma, quando i cinesi hanno invaso il Tibet, l\u00ec c&#8217;era una specie di feudalesimo religioso. Che sar\u00e0 anche stato apparentemente idilliaco, ma sotto il quale davvero non vorrei mai vivere: la dittatura di Dio \u00e8 la sorte peggiore che possa toccare a un popolo.<\/p>\n<p>Ma ho un altro motivo di dissenso, pi\u00f9 sottile ma non meno importante. In occidente abbiamo quest&#8217;idea del Tibet come di un paese eterno e immutabile, popolato da pastori montanari felici e mistici, sorridenti nei loro abiti tradizionali. Un&#8217;impressione alimentata dal vestiario del Dalai Lama e dei monaci al suo seguito. Immaginiamo la societ\u00e0 tibetana come una sorta di medioevo presente, temporaneamente schiacciato dall&#8217;occupazione cinese. Un&#8217;idea sbagliata e stupida: \u00e8 un po&#8217; come farsi un&#8217;immagine della societ\u00e0 italiana guardando il Papa (e i suoi esilaranti copricapo) con la sua corte di chierici. Il Tibet, grazie a Dio (magari perfino Buddha) \u00e8 nel 2007, quindi dobbiamo immaginare che esistano punk tibetani, biker di Lhasa e montanari rocchettari, atei, omosessuali e sodomiti &#8211; i cui diritti mi sono cari quanto quelli del Dalai Lama.<\/p>\n<p>Per capirci: voglio il Tibet libero? Certamente, se lo desidera. Lo voglio democratico? Non necessariamente: se alla maggioranza dei tibetani piace vivere nella dittatura teocratica (dove il capo del governo non si sceglie ma si reincarna) devono poterlo fare. Sono a fianco del Dalai Lama nella sua battaglia? Solo a certe condizioni: perch\u00e9 sono grato ai patrioti risorgimentali per aver liberato l&#8217;Italia dal ripugnante giogo della dittatura papale (ma comunque soffro orribilmente nel dover convivere con persone come la senatrice Paola Binetti). Quindi se il Dalai Lama vuole il mio appoggio deve essere pi\u00f9 esplicito: i tibetani potranno praticare il satanismo? E lo speed metal? Potranno amare persone dello stesso sesso? E saranno autorizzati a dire che il buddismo gli sembra una fregatura, o che il cappello del Dalai Lama fa ridere i polli?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle pochissime battaglie sulla quale l&#8217;intero mondo occidentale concorda \u00e8 certamente quella per la liberazione del Tibet: dai Beastie Boys (organizzatori nel &#8217;95 del Tibetan Freedom Concert) a Letizia Moratti (&#8220;Il Dalai Lama \u00e8 un vero simbolo di pace&#8221;) siamo tutti d&#8217;accordo. 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