{"id":249,"date":"2006-06-03T17:17:32","date_gmt":"2006-06-03T15:17:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2006\/07\/03\/non-voglio-che-prodi\/"},"modified":"2006-06-03T17:17:32","modified_gmt":"2006-06-03T15:17:32","slug":"non-voglio-che-prodi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/non-voglio-che-prodi\/","title":{"rendered":"Non voglio che Prodi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2006\/06\/03\/non-voglio-che-prodi\/#respond\"><img decoding=\"async\" align=\"right\" src=\"http:\/\/www.radiogladio.it\/immagini\/cmmnt2.gif\" \/><\/a>Periodicamente in Italia si invoca una legge sulla musica, e ogni tanto ne ho parlato anche in questa pagina. E&#8217; un argomento importante, che ci riguarda molto da vicino come consumatori, produttori e addetti di questo settore. Stavolta se ne riparla per via di un&#8217;iniziativa di AudioCoop (il consorzio di etichette indipendenti che, tra l&#8217;altro, organizza il MEI) legata all&#8217;Unione &#8211; che ha vinto le elezioni. Non ho aderito a questa iniziativa per diverse ragioni. La mia per\u00f2 \u00e8 una non-adesione costruttiva, nel senso che ho alcune proposte da fare, pur non essendo d&#8217;accordo con l&#8217;impostazione data alla questione.<\/p>\n<p>L&#8217;idea dei proponenti infatti parte da un concetto che \u00e8 sempre meno vero, e cio\u00e8 che per migliorare la situazione della musica in Italia si debba far crescere, a pioggia, tutta la scena: le case discografiche, le etichette, i locali, i festival, ecc. Questa impostazione ha alcuni difetti gravi. Innanzitutto non prevede aiuti diretti agli artisti, ma sempre attraverso la mediazione di terzi (etichette, festival, ecc.). Una cosa ingiusta e antistorica: ogni giorno che passa l&#8217;idea di casa discografica perde senso, e sempre pi\u00f9 artisti si rivolgono direttamente al proprio pubblico attraverso la rete. Tutti questi sarebbero tagliati fuori da finanziamenti diretti; certo che poi magari andrebbero a suonare in festival finanziati dallo stato, ma se i festival non li volessero? Si creerebbero colli di bottiglia multipli, dove un direttore artistico (una specie con cui dialogare usando l&#8217;Uzi) pu\u00f2 decidere se io accedo o meno ai soldi pubblici: brutto, no?<\/p>\n<p>L&#8217;Iva al 4% poi \u00e8 davvero una proposta incomprensibile: ricadrebbe a pioggia su un mercato che \u00e8 per il 95% in mano a grandi aziende a capitale estero, le Major. E, mentre non contribuirebbe che minimamente ad abbassare il prezzo dei CD, si applicherebbe in percentuale sul fatturato: quindi i Baustelle ne godrebbero meno di Nek, che ne godrebbe meno di Eros, e via dicendo. Inoltre di solito le agevolazioni fiscali sanciscono una situazione esistente: l&#8217;industria musicale vuole lo status di impresa culturale? Se lo guadagni, comportandosi di conseguenza: ristampi i grandissimi classici a mille lire (e non a venti euro come fa oggi), includa delle compilation nei sussidiari scolastici, garantisca il diritto alla copia privata e per uso educativo, come \u00e8 gi\u00e0 previsto dalla legge ma bellamente ignorato: i vari sistemi di protezione anticopia dei CD hanno gi\u00e0 di fatto abolito questi diritti. Aziende cos\u00ec andrebbero nazionalizzate, non agevolate. Per\u00f2 la mia non-adesione \u00e8 costruttiva; ecco quindi alcune semplici proposte per questa legge:<\/p>\n<p>*) Defiscalizzazione totale dei primi album. Questo agevolerebbe l&#8217;ingresso di facce nuove nel mercato, fornendo un elemento forse decisivo alle discografiche, che al momento ne stampano pochissimi. Stesso regime per quei locali e festival che hanno in cartellone, per almeno il 75%, delle band esordienti (entro il primo album).<\/p>\n<p>*) Iva al 4% per gli artisti che producono e vendono direttamente la loro musica, nei negozi o su internet. Gi\u00e0 oggi sono molti e aumentano ogni giorno. La stessa agevolazione si potrebbe dare alle discografiche &#8220;pure&#8221; (cio\u00e8 che non vendono anche videogiochi, cellulari, film e altro) e alle radio che trasmettano oltre il 50% di musica locale.<\/p>\n<p>*) Adottare un sistema di quote per i live, come fanno in Francia: ogni band straniera che viene in tour deve avere come gruppo spalla degli italiani, magari perfino del posto. Non mi piacciono le quote, per\u00f2 in questo caso credo che sarebbero molto utili.<\/p>\n<p>Insomma ci sono molte proposte possibili, che agevolino la musica senza far piovere sul bagnato. Non \u00e8 un caso che le multinazionali (ultima la Sony-Bmg) invochino sempre e solo l&#8217;Iva al 4%, mentre io voglio finanziare i <em>Non voglio che Clara<\/em>, Mim\u00ec Clementi e il tour americano dei <em>Lacuna Coil<\/em>. Avril Lavigne invece non ha certo bisogno dei miei soldi: all&#8217;inutile vocetta pu\u00f2 sempre supplire lasciando intravedere meglio i capezzolini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Periodicamente in Italia si invoca una legge sulla musica, e ogni tanto ne ho parlato anche in questa pagina. E&#8217; un argomento importante, che ci riguarda molto da vicino come consumatori, produttori e addetti di questo settore. 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